Skip to main content
Condividi su

Dieci anni fa, p. Oscar Zapatero partì dal Messico. I saveriani lo avevano destinato a Bugwana, una missione del Burundi, con sessantacinquemila abitanti. Bugwana è situata nella terra di mezzo, tra il Burundi e il Ruanda. A volte l’espressione “terra di mezzo” prende il significato di “terra di incontro”; a volte, invece,  prende il significato di “terra di nessuno”. Noi di Tavernerio abbiamo avuto la possibilità di incontrare p. Oscar e non ci è sembrato vero di ascoltare da lui come sia seminato il vangelo a Bugwana.

Dovevo proprio arrivare di persona, per rendermi conto che Bugwana non era un villaggio. Era una sorta di grande piazza, dove erano cresciute la chiesa, le scuole elementari e secondarie del comune; il liceo statale e la scuola di arti e mestieri, con relativo collegio, gestita dai missionari.

Telefonare sulla collina

Durante le mattinate della settimana, la grande piazza brulicava di ragazzi, ragazze, insegnanti e professori. La domenica, invece, era la chiesa a riempirsi di gente e di canti. Tutto intorno non c’era nient’altro che savana africana, incolta, inaridita dal sole equatoriale, trapuntata qua e là da piccole capanne di paglia e fango. Sullo sfondo, il paesaggio sembrava non aver mai cambiato nulla, da quando era stato creato.

Quando giunsi, a Bugwana esistevano solo tre telefonini: quello del parroco, il mio, che avevo portato con me dal Messico e quello che il parroco aveva concesso in dote a un catechista. E ci volle altro tempo, prima che il sindaco disponesse di un telefonino. Alla fine anche il direttore scolastico prese a comunicare col cellulare. E allora succedeva che, quando qualcuno voleva telefonare, doveva arrampicarsi sulla collina, alle spalle della chiesa, per cercare… campo libero. Poi alzava il braccio in alto, teneva il telefonino lontano dalla bocca e finalmente poteva cominciare a parlare, gridando ad alta voce.

Intorno, nel frattempo, si formava un cerchio di bambini e giovani, in preda alla curiosità. Anche le donne arrivavano e restavano lì, incantate. Gli uomini, invece, volevano spiegazioni da me, perché non capivano come la voce di mia mamma, che abitava lontano, in Messico, potesse entrare in quella piccola scatola di plastica che tenevo in mano.

I cellulari venduti dai cinesi

Dopo i missionari, a Bugwana arrivarono anche i cinesi che hanno iniziato a vendere cellulari di tutti i tipi: nuovi, usati, rotti. Tanto ci pensavano i giovani che hanno imparato subito a farli funzionare. Il giorno di mercato, i cinesi vendevano anche piccoli pannelli solari per caricare le batterie dei telefonini. I prezzi erano stracciatissimi. Ma i giovani, arrivavano perfino a digiunare, per racimolare i soldi necessari a pagarli…  

Due anni fa, alcuni amici di un saveriano italiano, erano arrivati in safari fino a Bugwana e non mancarono di commentare:

“L’Europa ha impiegato cento anni ad eliminare le distanze, cento anni per andare sempre più veloci e arrivare così a conoscere il mondo stando fermi al proprio posto; a Bugwana, invece, sono bastati dieci anni. In dieci anni siete passati dal tam tam a “internet”.

Centro di informatica nella savana

Quegli stessi amici ottennero da una fondazione tedesca, specializzata nella diffusione dei “social media”, di raggiungere Bugwana per installare gratuitamente un Centro d’informatica aperto a tutti. E, di fatto, installarono un laboratorio “internet”, molto più veloce del laboratorio che i saveriani hanno a Bujumbura, la capitale del Burundi.

Ora, da un anno a questa parte, studenti, professori, giovani e adulti, hanno cominciato ad avere l’accesso informatico alle biblioteche di tutto il mondo e si appassionano nelle ricerche. Gli insegnanti attingono da internet molto materiale per le loro lezioni.

Perfino alcune donne, vestite umilmente, e con il bambino che dorme sulla schiena, si siedono davanti a uno schermo e apprendono le nuove tecnologie digitali. È come se Bugwana avesse aperto per la prima volta una grande finestra sul mondo.

La gente impara a uscire dal chiuso, sogna una vita più degna, una vita senza guerre, che oggi è possibile in altre parti del mondo e che un giorno sarà forse possibile anche per i figli che dormono sulla schiena delle mamme burundesi.

Io, come missionario, invece, ho già cominciato a chiedermi: come si fa a seminare il vangelo di Gesù nei computer del Burundi? Questo chiedo anche agli amici dei missionari saveriani di Tavernerio: ricordatevi di pregare anche per noi di Bugwana.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2508.6 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Agosto/settembre 2025
Raccontiamo con parole e immagini di alcuni momenti della vita di casa nostra a San Pietro in Vincoli (RA). Il 7 giugno ci siamo ritrovati per un in…
Edizione di Marzo 2000
Fratel Gemo, il frate bersagliere Lo scorso novembre, nella cattedrale di Parma, è stato ordinato diacono fratel Marcello Gemo, un saveriano di 78 a…
Edizione di Aprile 1999
Un proverbio nostro canta: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Poiché siamo la famiglia di un solo Padre, tornato malato dall'Africa, vi raccon…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito