Nelle Missioni: San Guido Conforti in Africa
Da Bujumbura, Burundi, una laica volontaria bresciana ci racconta una giornata piena d'entusiasmo.
Emozionante, intensa e mistica: questo è stata la celebrazione al Mount Sion di Bujumbura. San Guido era con noi, in mezzo a noi, e da quel cartellone ci guardava sorridente. Mi sembrava di sentire le sue parole mentre ci diceva, battendoci una mano sulla spalla: "Bravi, vi siete mischiati al mondo, non l'avete capito con la testa, ma con il cuore: il mondo è un'unica grande famiglia!".
Una delegazione tipica del mondo
C'eravamo tutti: ricchi e poveri, intellettuali della città e saggi della campagna, straccioni e griffati, padri e suore, laiche e laici, rappresentanti di tutte le congregazioni e movimenti, giovani e vecchi, sani e malati, pazzi o semplicemente originali, vecchi e nuovi amici, vescovi e preti diocesani, piccoli e grandi... Tutti pronti a condividere un pezzettino di storia e di gloria. Abbiamo affidato san Guido Maria Conforti agli altari della chiesa, perché possa continuare ad accompagnarci su queste pericolose e polverose strade del mondo.
Con la mia amica Karin, che lavora per la commissione di Giustizia e Pace, visto che non c'era posto nella zona riservata agli invitati speciali (dal cielo avevano disposto in modo diverso e perfetto, come al solito), ci siamo spinte fino al limite della chiesa. Dal fondo di questo strano edificio senza pareti, più simile a un teatro che a un luogo di preghiera, pigiate tra migliaia di persone, abbiamo condiviso e festeggiato.
La fede profonda dei poveri
Vicino alle donne abbigliate come fossero al loro matrimonio, c'erano le signore della campagna con i vestiti rattoppati e i foulard dei movimenti apostolici, tutte erette come isambi (gru coronate). Un ragazzo accompagnava il papà infermo, la sofferenza era dipinta sul suo volto, con la morte a ghermirne lo sguardo. La fede semplice dei poveri mi fa sempre sentire in difetto. Ho passato qualche momento a contemplare quest'uomo che, visibilmente provato, era arrivato sin lì per "condividere"; chi glielo avrà fatto fare?
Quanto facilmente noi rinunciamo a una Messa e quanto superficialmente aderiamo agli inviti di sorelle e fratelli? Le banalità marcano lo spessore nelle nostre vite, e la fede dei semplici smaschera il sapere dei grandi. Poi, allo scambio della pace, i nostri sguardi si sono incrociati e quell'uomo, che senza saperlo mi ha fatto vergognare del mio egoismo nei confronti del Signore, mi ha allungato la mano con attesa e io mi sono sentita onorata di stringerla.
Un fraterno cosmico abbraccio
Grazie, san Guido, per questa celebrazione indimenticabile! Fare festa dal Burundi, pensando a Cristina in Bangladesh, a Yolanda e Roberto in Ecuador, e al resto del mondo in Italia, è stato spiritualmente stringersi in un fraterno cosmico abbraccio. Ancora una volta mi sono sentita fortunata.
Roma non mi è sembrata così lontana, perché chiesa è "fare chiesa"; e noi il 23 ottobre abbiamo fatto chiesa. Né il luogo, né la lingua, né il rito burundizzato, né i colori della pelle hanno sminuito l'essenza dell'evento; anzi, hanno aggiunto valore alla santità di mons. Conforti... Questa nostra presenza a ogni angolo della terra è stato il vero miracolo. E guardando quell'enorme cartellone con la sua fotografia, con quel sorriso appena accennato, ho avuto l'impressione che mi vedesse davvero.
Quantità molta, e anche qualità!
Mons. Blaise, vescovo di Ruyigi, ha presieduto; al suo fianco il nunzio apostolico mons. Coppola; altri tre o quattro vescovi, una sessantina di preti, un'orda di suore e qualche frate... Non so nemmeno dire di quante nazionalità diverse. Ovviamente, c'erano i saveriani e le saveriane in Burundi, impegnati nell'animazione missionaria e liturgica.
Le due corali hanno scelto pezzi pescati appositamente dal vecchio repertorio, per permettere alla folla di partecipare con anima e corpo alla solenne liturgia. E abbiamo partecipato non solo in quantità, ma anche in qualità. Nonostante fossimo la "proverbiale moltitudine", la concentrazione e la partecipazione sono state impeccabili. Solo la cerimonia, senza i discorsi finali, è durata quattro ore, ma non ce ne siamo accorti!
La corale "San Guido Conforti" di Kamenge ha cantato un inno scritto per l'occasione: l'ha eseguito benissimo, ed è stato anche piacevole. Vi assicuro che non ho capito molto, ma mi è piaciuta la parte quando dicono "akarorero keza - il buon esempio".
Nonostante tutto, nonostante noi
La celebrazione Eucaristica si è svolta in un festival di colori: dagli abiti alle decorazioni, dai fiori agli striscioni che sembravano scendere direttamente dal cielo. Bravo padre Rubén, che non si è risparmiato nell'organizzare; bravi i parrocchiani e i giovani di Kamenge, che hanno seguito con attenzione il protocollo. Un bravo speciale ai tamburini, che con la loro maestria non ci fanno mai mancare quel tocco di antico e selvaggio e ci ricordano che l'Africa è vicina. Per ultimo, ma non ultimo, bravo a p. Nacho che ci ha rappresentati in piazza San Pietro a Roma, accompagnando i pellegrini burundesi e regalando anche a voi italiani un po' d'Africa.
Un saveriano mi diceva alla vigilia dell'evento: "I poveri sono santi, ma non saliranno mai agli altari della chiesa".
Sono d'accordo! Spero che quando toccherà a noi, i santi poveri siano là, alle porte del cielo, per farci entrare, nonostante tutto e nonostante noi.








