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La luce, a Natale, inizia la sua rivincita sul buio dell’inverno. Dopo quasi tre anni di dura pandemia, ecco la crisi energetica, del gas in particolare. La gente è confusa per le notizie contraddittorie che si rincorrono un po’ su tutto. I tam-tam mediatici cercano di crearci dei sensi di colpa per uno stile di vita indotto proprio dalla strategia del consumismo. Si deve risparmiare sull’energia, ma spendere miliardi in armamenti. Alla base di tutto sembra esserci un piano di geo-politica per il controllo dei mercati e quindi dei guadagni.

Si allontanano sempre di più i tempi in cui, come auspicava il profeta Elia, “forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci”. Alle persone tocca mandare giù bocconi amari come i poveri israeliti al tempo dell’imperatore Cesare Augusto, del Tetrarca Erode, del procuratore Ponzio Pilato. I danni della crisi non sono condivisi. Chi è in difficoltà adesso peggiora e chi è ricco lo diventa sempre di più. Chi paga il conto è la gente normale: quelli che una volta erano i proletari (da prole) e che adesso non possono più esserlo perché aver figli è un lusso. Senza la forza della famiglia si perde la spinta vitale verso il futuro ed è più facile convincere la massa di singoli a seguire scelte dove si fatica a vedere il Bene.

Abbiamo un mondo sempre più buio e freddo. Cosa sperare? Facciamo un salto di duemila anni e andiamo a quella copia di sposi col bimbo in arrivo che non riesce a trovare alloggio nel villaggio natale di Giuseppe, Betlemme. In quel momento, sembrava che il gelo dell’egoismo avesse attanagliato il cuore di tutti. Una grotta, forse una lampada, ma ecco la luce. La luce degli angeli che annunciano pace in terra agli uomini amati dal Signore; ecco i pastori, spinti dagli angeli a raggiungere la grotta. Certamente, hanno con sé dei semplici doni. Una luce nuova era apparsa, quella del Bambino Gesù. È un momento di grande gioia e anche di grande forza per poter riprendere il cammino, per ricostruire il mondo di Pace, Giustizia, Vita e Verità incarnata da questo neonato, avvolto in fasce e scaldato dall’asino e dal bue.

Il viaggio iniziato allora è stato lungo e non è ancora finito. A noi rimane la fede nella Provvidenza di Dio che, con modalità e tempi diversi dai nostri, porta avanti questa storia d’Amore attraverso gli uomini da Lui amati. Allora, coraggio! Non molliamo la nostra Speranza nel Signore e alimentiamola con la preghiera e una vita di attenzione al prossimo, quello della porta accanto per cominciare o, meglio ancora, quello che vive con noi. Il Bene è il solo che possa permetterci di costruire una solida casa sulla roccia.

Accadde tanto tempo fa, uno spavento gioioso, il ritorno di un figlio che sembrava perduto. Natale viene di nuovo, in fretta, gli uomini devono vivere contro ogni mafia e menzogna.
Siamo fatti per la vita, per questo crediamo nel miracolo che ci fa tornare bambini. Ho chiesto a Dio che mi togliesse il dolore e Dio mi disse: “No, il dolore ti avvicina a me”. Ho detto a Dio che mi concedesse felicità; mi rispose: “No, io ti benedico, ma la felicità dipende da te”. Mentre sei in viaggio, guardati intorno, troverai Gesù. Lascia i tuoi doni a Lui, ovunque lo troverai. Auguri di Buon Natale e Buon 2023!
                                                                                                                                                               p. Giuseppe Pettenuzzo e Saveriani di Alzano



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