Mozambico, dove vita e cielo si incontrano
A Charre, nel cuore rurale del Mozambico, la morte ha spesso il volto dell’impotenza. Nel dicembre 2025, una bambina di soli sette anni si è spenta perché non ha trovato cure adeguate. Il suo viaggio della speranza l’ha portata dal centro di salute locale all’ospedale di Mutarara, fino al tentativo disperato dei genitori di raggiungere il Malawi, ritenuto più efficiente.
In questi contesti, anche riportare un corpo a casa è una sfida che mette a nudo le fragilità umane. Bisogna affidarsi a camion di passaggio, pagando prezzi altissimi a chi non esita ad approfittare del dolore altrui. Il corpo della piccola è tornato sul cassone di un veicolo qualunque, senza barelle o veli, pura carne e ossa privata del colore della vita.
Comunità come rifugio
Il funerale, celebrato il mattino seguente, ha visto la partecipazione di un’intera comunità. In Mozambico, esserci è un dovere che mescola affetto, cultura e una forma di mutuo soccorso: partecipare al lutto altrui garantisce che, un giorno, qualcuno sarà presente per i propri cari. Sotto la superficie delle fedi monoteistiche ufficiali, vibra ancora una spiritualità ancestrale legata al rispetto degli spiriti dei defunti.
La processione è un paradosso di colori: non esistono abiti da lutto, si partecipa con i vestiti di ogni giorno, tra gonne sgargianti e maglie di squadre di calcio. Mentre i familiari trasportano a spalla una piccola bara nera artigianale, i canti rituali riempiono l’aria per ore, quasi a voler separare la mente dal dolore del corpo che procede in automatico sotto un sole che brucia.
Il dolore e il folklore
Il momento del distacco è straziante. La madre, prostrata dal dolore, ha perso i sensi sulla bara ed è stata soccorsa con metodi che a noi possono apparire insoliti: dalla suoneria di un vecchio cellulare accostato all'orecchio, all’odore pungente di un sandalo... È il folklore africano che irrompe nella tragedia, unito alla vigilanza costante di chi, nell’erba alta del cimitero, scaccia mosche e serpenti.
In quel momento eravamo tutti lì: il cieco, i bambini del campetto, il mio professore e il pastore. In quel giorno sospeso, mentre gli uccelli tessitori continuavano il loro canto dai baobab giganti, ci siamo sentiti tutti parte di un unico destino.
Mulungu: la sete e la fede
Il Mozambico che ho conosciuto è anche quello che ha saputo resistere a diciannove mesi consecutivi di siccità nel 2024: 561 giorni senza una goccia d’acqua hanno provocato carestie e morte in una terra dove si chiede alle rocce di germogliare, mentre nel sottosuolo si scava per estrarre la grafite dei nostri cellulari.
Eppure, in questa lingua antica, esiste una parola che racchiude tutto il mistero di questa terra: Mulungu. Nella lingua Cisena, questo termine significa allo stesso tempo Pioggia e Dio. È una coincidenza linguistica che spiega perfettamente l'anima di Charre: l’attesa del cielo è, allo stesso tempo, attesa di vita e di sacro.







