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Mons Napolioni, teniamo alto l’orizzonte della missione

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Lo scorso agosto ho avuto la gioia di partecipare al pellegrinaggio diocesano a Lourdes - Madonna del Pilar - Sagrada Familia - Montserrat, guidato da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona. Ne ho approfittato per intervistarlo in esclusiva per “Missionari Saveriani”.

Eccellenza, è arrivato nella nostra diocesi nel gennaio 2016, a due anni e mezzo dalla chiusura della storica casa dei Saveriani di Via Bonomelli 81. Non ha quindi avuto modo di toccare con mano la preziosa presenza dei Saveriani in diocesi, sia per l’animazione missionaria nelle parrocchie del territorio che per il gruppo giovanile saveriano e il GAMS (Gruppo amici missionari saveriani).

Il legame tra diocesi di Cremona e Saveriani è sempre stato molto stretto. Risale alla grande amicizia tra il fondatore San Guido Maria Conforti e il suo predecessore, mons. Giovanni Cazzani, che ha presieduto le esequie del Conforti, pronunciando le famose parole: “È un funerale questo o un trionfo? È il funerale di un uomo caduto sotto la falce della morte o è il trionfo di un santo esaltato alla gloria del cielo?”.
Ricordo che la seconda fondazione del Conforti, dopo la Casa Madre di Parma, fu proprio in diocesi di Cremona a Grumone, comune di Corte de’ Frati. E mons. Pedretti, in un ritiro ai Saveriani del 2011, sottolineò che più volte la vocazione missionaria del seminario di Cremona era stata corrisposta da giovani d'avanguardia, con legittimo gaudio del vescovo Cazzani, il quale era solito dire: “Per una vocazione che si dona alle missioni, il Signore ne restituisce dieci alla diocesi”.
Tornando a noi, vescovo Antonio, le sue origini marchigiane mi fanno pensare che anche Lei abbia incontrato e conosciuto il carisma saveriano, grazie alla presenza nella sua regione della casa saveriana di Ancona che ha formato, negli anni, tanti novizi.

Ci racconta la sua esperienza con i Saveriani?
Il mio rapporto con i Saveriani risale agli anni della formazione in seminario, nel regionale di Fano, mentre ad Ancona i missionari avevano il loro Noviziato. Ci si incontrava spesso, per uno scambio di esperienze che faceva molto bene a tutti. Ricordo in particolare il Maestro, p. Lino Maggioni, e p. Amato Dagnino che spesso ci ha predicato ritiri ed esercizi spirituali, sempre molto incisivi, perché ben integrati tra dimensione teologica ed esigenze umane, un’armonia da non dare mai per scontata nella formazione e nella vita. Eravamo insieme, seminaristi e Saveriani, anche con i giovani studenti dei Francescani delle Marche, nel nostro seminario quel 13 maggio 1981 in cui fummo sconvolti dalla notizia dell’attentato a Giovanni Paolo II: tutti davanti al televisore, sconcertati, e poi subito in preghiera, ancor più motivati a proseguire nel cammino vocazionale, ciascuno secondo il proprio carisma, ma uniti in un forte senso ecclesiale.

Ma i contatti non si sono esauriti lì…
Dal 1993 al 2010 ho prestato servizio come Vicerettore e poi Rettore del Seminario regionale delle Marche, nel frattempo trasferito ad Ancona, quindi ancor più vicino alla comunità saveriana, il cui Noviziato purtroppo si andava assottigliando. Non mancarono anche in quel periodo occasioni di incontro, come la partecipazione all’annuale festa di S. Francesco Saverio nella loro casa, insieme al clero anconetano.

E poi Cremona!
Arrivando nel 2016, ho presto percepito gli echi della presenza lunga e benefica dei Saveriani. Ho visitato la casa di via Bonomelli, grazie a Dio e alla creatività della carità cremonese ancora dedicata a varie forme di servizio e promozione umana. Davvero quella via fa onore al grande vescovo di cui porta il nome, viste le diverse presenze di accoglienza e solidarietà che vi operano con discrezione e costanza. Tanti sono i giovani cremonesi diventati Saveriani ed è bello vedere come le comunità seguano la vita e l’opera di molti di loro, che hanno speso fino in fondo la vita per il servizio al Vangelo e ai poveri nel mondo. A San Bassano è particolarmente vivo il ricordo di mons. Angelo Frosi, vescovo saveriano di Abaetetuba (Brasile), ed è a lui intitolata l’unità pastorale di quel territorio.

C’è ancora uno slancio missionario?
La diocesi di Cremona, articolata e capillare nelle forme di presenza pastorale che l’hanno arricchita fino ad oggi, ha potuto esprimere una notevole generosità missionaria, in verità affidata più all’impulso personale che ad una progettualità ufficiale di cooperazione tra Chiese sorelle. Brasile, Albania, Kazakhstan, Isole Salomone… sono alcune delle realtà in cui erano impegnati i nostri presbiteri fidei donum al momento del mio arrivo in diocesi. Vedendo però rientrare molti di loro, abbiamo cercato di convergere su una missione che fosse assunta dalla diocesi come tale, ed abbiamo puntato sulla parrocchia di Cristo Ressuscitado in Novos Alagados, diocesi di Salvador Bahia (Brasile), dove attualmente opera don Davide Ferretti, affiancato per qualche anno da un giovane prete milanese e da laici della nostra diocesi. Non sarà facile proseguire in questo sforzo, con il rischio di veder affievolirsi lo spirito missionario, sempre essenziale in ogni Chiesa. Spero tanto che la memoria e magari l’aiuto concreto dei Saveriani (Parma non è lontana!) possano aiutarci a tener alto l’orizzonte della missione.



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