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Missione saveriana in Brasile, Intervista al p. Gabriele Guarnieri

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di: Circolo missionario ''Ripari''

Abbiamo intervistato padre Gabriele Guarnieri, saveriano, originario della parrocchia cittadina di san Bernardo Abate. È missionario in Paranà, nel sud del Brasile. Lavora come animatore vocazionale insieme ad altri quattro confratelli nella piccola città di Laranjeiras do Sul.

Come è la gente brasiliana?

La popolazione in Brasile è composta per gran parte da discendenti europei (nipoti di italiani, polacchi e spagnoli) che compongono una delle tre culture prevalenti: la cultura europea, appunto, quella africana e quella indiana. Nella vasta regione del sud, gli europei sono la maggioranza e questo si manifesta anche nella liturgia, con celebrazioni tradizionali in cui molti elementi sono ripresi dalla cultura europea.

Come si vive l'esperienza di fede in Brasile?

Il cristianesimo in Brasile ha una forza giovane e le vocazioni sono in aumento. Al contrario, la percentuale di cattolici è scesa negli ultimi anni al 65 per cento, mentre le sette protestanti ed evangeliche sono aumentate. Sono in aumento anche gli atei, che si attestano al 4-5 %: questi 30 milioni di brasiliani non si identificano con alcuna chiesa. Questo è un fenomeno nuovo e inquietante in un paese che da secoli vanta una grande tradizione cattolica.

Le difficoltà più grandi?

Le difficoltà che ho incontrato quando sono arrivato in Brasile, e con le quali tuttora mi confronto, sono i modi di rapporto interpersonale con la gente. Nelle conversazioni noi italiani siamo generalmente diretti (schietti); loro invece parlano sottovoce e non dicono mai le cose "in faccia".

Per esempio, una conversazione al telefono: chi chiama, chiede "chi è?". E se per caso non risponde la persona desiderata, nessuno chiederà immediatamente di farsi passare qualcun altro. Evidentemente questo dimostra un grande rispetto per l'altro; ma rimane il non poter comunicare tutto ciò che uno pensa o desidera. Se per caso accadesse, si rischierebbe di compromettere un'amicizia!

Cosa ti rende felice?

Mi piace l'attività che faccio. Da molti anni mi occupo di animazione vocazionale tra i giovani, che mi impegna molto. Non sono perciò molto a contatto con i poveri o i disagiati o con altre situazioni di degrado. Mi occupo di accompagnare spiritualmente i giovani "aspiranti" fino alla loro entrata nel seminario saveriano.

Ci sono molte vocazioni?

Un fattore importante è certamente che in Brasile il prete è una figura autorevole, che conta, decide, amministra e governa. Aumentano i giovani nei seminari, probabilmente anche perché per loro è gratificante. Molti vescovi investono sui seminari con soldi e persone.

Un secondo fattore è che ci sono tanti preti giovani e, in generale, sono molto stimati. Per i brasiliani è un rammarico non avere un prete in paese. Stanno diminuendo, invece, le vocazioni alla vita religiosa.

È una chiesa missionaria...

La chiesa deve essere missionaria in tutti i luoghi: se non lo è, essa perde la sua identità. Per essere missionaria qualcuno deve uscire dalla sua patria. Se non esistessero i sacerdoti fidei donum e i religiosi missionari - come i saveriani, i comboniani e altri ancora -, che prendono l'impegno solenne di andare in missione "fuori dalla mia terra", la chiesa sarebbe più povera. La chiesa missionaria "ad extra" fa bene alle chiese locali. Solo così esse possono essere "madri feconde di figli di Dio".



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