Anche la paura aiuta a vivere... - Saverio /3
Prima di salire con Francesco Saverio sulla nave che lo porta in Asia, faccio un passo indietro per ricordare un episodio avvenuto durante il viaggio da Roma verso Lisbona. Lo racconta lui stesso, in una sua lettera ai “compagni di Gesù”, scritta da Lisbona il 23 luglio 1540.
“Mentre viaggiavamo per l'Italia, nostro Signore volle manifestarsi miracolosamente nei confronti di uno dei suoi servi, che a Roma stava per farsi frate. Mentre questi attraversava un gran corso d'acqua (sembra si tratti del fiume Taro, vicino Parma) , fu così forte la violenza del fiume che, sotto gli occhi dei presenti, l'acqua trascinò lui e il cavallo. Tuttavia Dio si compiacque di udire le orazioni dell'ambasciatore che pregava con insistenza perché lo salvasse.
Così nostro Signore volle trarlo in salvo e in maniera più miracolosa che umana. Quando gli parlai, mi disse che, durante tutto il tempo in cui stava per perdersi nel fiume, senza alcuna speranza di salvarsi, nessuna cosa gli dava tanta pena quanto l'aver vissuto così a lungo senza prepararsi a morire. Inoltre, mi diceva che lo feriva profondamente nell'anima il non aver adempiuto ciò che Dio aveva iniziato in lui riguardo al suo modo di vivere, e in maniera tale da dare coraggio a tutti. Egli rimase così spaventato che sembrava venisse dall'altro mondo e parlava con tanta efficacia delle pene dell'al di là da parere che ne avesse esperienza. Diceva che chi in vita non si prepara a morire, nell'ora della morte non ha il coraggio di mettersi d'accordo con Dio.
Io provo molta pena - continua a scrivere il Saverio - per i nostri amici e conoscenti, temendo che rimandino troppo i loro buoni pensieri e desideri di servire Dio, di modo che, quando lo vorranno fare, non avranno né tempo né occasione. Questo pensiero aiuta molti a sveltirsi e a non cercare la pace dove non è, e soprattutto coloro che, contro ogni ragione, cercano di portare nostro Signore dove essi desiderano, non volendo essi andare dove Dio nostro Signore li chiama, e lasciandosi guidare più dalle inclinazioni disordinate che dai buoni desideri”.
Anche stavolta mi invade un certo sentimento di invidia, al pensiero di come era semplice e spontaneo, a quei tempi, parlare delle cose vere e importanti: la vocazione, la vita, la morte, la vita eterna, le gioie e le pene dell'aldilà, di cui oggi con tanta paura si tace. Pensiamo che siano discorsi sorpassati e scaduti. Invece, possono fare del bene a noi stessi e a chi ascolta.
Volendo imparare dal Saverio a “essere missionari”, cerchiamo di sentire la stessa pena che lui provava per chi non vive secondo la volontà di Dio o tarda a seguirla nella vita di ogni giorno. È un primo passo per poter aiutare queste persone.








