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Ad Atalaia do Norte, nel piazzale davanti alla Chiesa parrocchiale, ci sono tanti giovani stasera: sta cominciando un torneo di futsal (calcio a 5) nel campo sportivo di fianco alla chiesa. Una quindicina di ragazze e ragazzi, nonostante il torneo, mi invitano nel saloncino della parrocchia per il loro incontro. Non solo hanno preparato l’ambiente, ma anche il tema per vivere meglio, poi gli avvisi e la ragazzina che coordina l’incontro mi chiede di raccontare di me.

Li ringrazio d’avermi invitato e inizio approfittando del punto con al centro il rapporto con i genitori. Riconosco che avrei dovuto essere più amico del mio papà e della mia mamma. Raccontavo della partenza da casa, con gli ultimi giorni in cui trovavo i volti dei miei cari più dolci che mai e mai così bella tutta la valle con le colline attorno… Ma cosa stavo provando, dopo tutto quel che sognavo…?
Appena messo piede in treno in partenza per Genova, dove la nave era già in porto pronta a salpare per il Brasile, ecco la libertà piena, indimenticabile.

Confesso anche un momento di crisi che mi confondeva, per quel che stavo facendo senza vedere qualche risultato. Allora racconto quel che provavo al confratello che viveva con me in parrocchia. Mi ascolta, mi dice qualcosa che non ricordo. Ma solo per aver raccontato la vita, quel palloncino interiore si sgonfia del tutto e di nuovo ecco la libertà. Anche in altre occasioni raccontarmi è stato liberante. Quando qualcosa vi pesa dentro, provate anche voi a fare lo stesso.

1968-2025Sono tutti anni da affogare nella Misericordia di Dio. Sì, mi viene più facile la Confessione che la Comunione: prima di tutto i rapporti con i confratelli e poi quelli con la gente. Tra i primi (Giorgio, Antonio, José Ramos, Sergio e tanti giudizi e tutti quelli dimenticati) e i secondi (o Zito, o figlio de Antônio Judeu, o casal não acolhido no Batismo, o Taoca e tanti giudizi e tutti quelli dimenticati). Ma anche tutti da ringraziare

Subito dopo l’ordinazione sacerdotale (1° giugno 1968) sono stato inviato in Amazzonia da mons. Gianni Gazza con il suo Consiglio. Anni privilegiati quelli del post Concilio Vaticano II, dell’Incontro dei Vescovi dell’America Latina a Medellin in Colombia e dell’Incontro di Santarém con i Vescovi dell’Amazzonia. Importante, certamente, la socializzazione della Teologia della Liberazione.
L’attualizzazione in America Latina del Concilio e Medellin ha portato le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), i Gruppi del Vangelo nelle campagne, i Gruppi di vicini nelle vie della città, il Centro di Studi Biblici (CEBI) con la lettura popolare della Bibbia, la liturgia partecipata, i canti dei Cantautori della religiosità popolare…  e si respira un po’, penso io, quella che papa Giovanni Paolo II chiama ‘Nuova Evangelizzazione’.

Le stesse dittature opprimenti finiscono - per reazione - stimolando il nuovo anche nella Pastorale (com’è vera l’affermazione di Nietzsche “il tuo nemico è quello che maggiormente ti valorizza”). Nella Diocesi di Abaeté do Tocantins, con mons. Angelo Frosi è tutto un germogliare di settimane formative (Settimana della Bibbia, della Liturgia, della Catechesi, del Sociale coi Sindacati).
Tutti i Saveriani del Brasile Nord (eccetto p. Savino Mombelli e p. Nicola Masi che insegnavano nel seminario maggiore dell’Arcidiocesi) erano impegnati nella Prelatura (poi Diocesi) di Abaetetuba. Negli incontri si discuteva tanto e si faceva anche soffrire il Vescovo. Ma tutti eravamo impegnati nelle, allora, sette parrocchie. E dove mi trovavo io, i Gruppi del Vangelo, formati nel 1972, furono un successo tanto che alcuni continuano ancora.

Erano molto partecipate anche le settimane della Salute e della Pastorale dei Bambini coordinate dalle stimate e amate Sorelle Saveriane del Centro Medico “Nossa Senhora as Conceição”. Molto significativa la scelta di dedicarci alla formazione del clero locale. Sì, le strutture necessarie sono state sponsorizzate dai Saveriani (e dai loro benefattori!). Pure Saveriani sono stati i primi formatori del futuro clero locale.
Un bel giorno (non mi ricordo la data) il Vescovo dello Xingu, mons. Erwin Krautler chiede a mons. Angelo Frosi se lo può aiutare, almeno con un presbitero. P. Mario Lanciotti si mette a disposizione. Mons. Erwin, contento di avere un interlocutore quasi coetaneo, gli affida una comunità e può sempre contare su di lui per le confessioni.

Inizia la presenza saveriana nella Diocesi dello Xingu (i pp. Mario Lanciotti, Danilo Rancan, Savio Corinaldesi, Sebastiano Tiraboschi, Matteo Antonello, Gerardo Custodio…). Considero queste destinazioni (la prima del Vescovo) della Regione Brasile Nord autentiche esperienze missionarie della Chiesa locale che si è accorta della povertà altrui.
Nelle circostanze attuali, ci riconosciamo anziani, fragili, con limitate condizioni di servizio pastorale: come aiutare se ce la facciamo appena a compiere il nostro servizio dove siamo, dove la gente ci vuol bene. Allora... ‘hic manebimus optime’ (staremo qui molto bene).

A mio parere ci ha fatto difetto il nostro identikit missionario, ci ha fatto difetto un programma missionario di stile paolino (mi aiutino gli esperti), che va possibilmente in equipe con chi ci sta, che si ferma per l’essenziale, magari un altro po’ se c’è bisogno e poi riparte, ascoltando il Macedone…
Siamo sempre più numericamente ridotti. Nell’America Latina, da oltre 70 anni, abbiamo fatto quel che si poteva, e riconosciamolo, avremmo potuto fare un po’ meglio. E, con l’esperienza del fatto e del non fatto, perché non andare, possibilmente insieme, dove c’è più bisogno?



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