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Missione giovani: Si fa presto a dire… ''mamma''

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Maggio è dedicato alla Madonna. Siamo invitati a rivolgerci a lei con cuore sincero, a farci scoprire con animo semplice attraverso la preghiera. Alla Madre di Gesù non possiamo nascondere niente: tutto sa di noi, come una madre sa tutto del proprio figlio.

Forse non per caso, la seconda domenica di maggio si celebra proprio la "festa della mamma". Sembra una ricorrenza molto antica, con origini pagane, per celebrare la fertilità, la prosperità, il passaggio all'estate. Nel 1870 fu istituito negli Stati Uniti il Mother's day, una festa nazionale per riflettere sulla guerra. Da lì si è diffusa poi in tutto il mondo, anche se si festeggia in giorni diversi. In Italia la prima "festa della mamma" risale al 1957, ad Assisi.

È consuetudine regalare alle mamme dei fiori (azalee o rose di color rosa); si portano rose bianche nei cimiteri; in molte città si organizzano eventi speciali. A scuola, i bambini preparano poesie per la mamma, da recitare al momento giusto. È una festa piena d'amore e di commozione. Al di là dell'inevitabile dimensione commerciale, ci ricorda il grande ruolo che le madri ricoprono nella società e nella chiesa.

Se pensiamo alle nostre mamme da figli, non possiamo negare alcuni aspetti che accomunano tutti: il grande amore che ci dimostrano ogni giorno; le preoccupazioni se qualcosa gira storto; quel seguire le nostre vite in silenzio senza intervenire con troppe parole; e anche le "invasioni di campo" talvolta sgradite, che ci portano a chiudere la porta della camera e appendere il cartello, "non disturbare!". Tra slanci di affetto e screzi, incomprensioni e ricerca reciproca, tra figli e madre si crea un legame tutto speciale. Nell'epoca dei "bamboccioni" poi, le mamme restano tali anche se hanno già l'età per essere... nonne.

Le "mamme missionarie"

Mi fanno sempre un certo effetto i racconti che i saveriani scrivono sulle proprie mamme, sia quando sono in vita sia quando raggiungono il cielo. Non so perché... Forse, pensando al missionario, mi aspetterei di trovarmi al cospetto di un uomo forte, "allenato" per sopportare distanza e assenza dei propri affetti. Ma la mamma è sempre "mamma", e nelle testimonianze dei missionari trovo sempre gratitudine e amore per le proprie madri, che hanno rispettato e capito la scelta coraggiosa dei figli, anche se con un po' di sofferenza nel cuore.

Queste "mamme missionarie" sono spesso le prime a passare ai propri figli il talento della missione; come ha detto un saveriano: "succhiavo dal suo seno latte e missione". Sono le prime animatrici missionarie; si danno da fare per sostenere da casa il lavoro dei figli in missione. E si mettono a contare i giorni che mancano al rientro, al prossimo incontro, con il letto per il figlio sempre pronto.

Un invito e una proposta

Vi invito però a buttare lo sguardo un po' più lontano, per inquadrare questa situazione da un altro punto di vista. Ovvero, cosa accadrà quando saremo noi, tra tot anni, a diventare genitori, mamme e papà di nuovi membri dell'umanità? Abbiamo mai pensato come potrà arricchirsi la nostra vita? Certo, il primo passo è costruire un matrimonio che funzioni, uscire dal proprio nido per crearne uno nuovo. Ma quando siamo chiamati noi alla maternità / paternità, cosa può cambiare nella percezione di questo ruolo? Credo tutto.

Eppure, se avremo appreso bene la lezione proprio dai nostri genitori, potremo imparare almeno un po' il mestiere più difficile che Dio ci assegna: essere genitori cristiani, chiamati a trasmettere l'amore per Gesù in un mondo che cambia.

E se pensiamo che questo non basti, possiamo sempre leggere un racconto sulle "mamme missionarie", incontrarle e chiedere loro: "Qual è il vostro segreto?".



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