Missione famiglia: La sfida dell'affido famigliare
di: Mario ed Egle Sberna.
La famiglia "in missione" è una famiglia solidale e si impegna per la dignità di ogni persona umana, specialmente degli ultimi. È un impegno evangelico. Implica che la vita e il destino degli altri sono per noi tanto preziosi quanto i nostri, e che la solidarietà deve andare ben oltre i vincoli di sangue o amicizia.
Nessuno può chiudersi nel proprio orticello, dicendo: "ho già la mia famiglia; mi sono già impegnato per l'educazione cristiana dei miei figli; non ho già fatto abbastanza?". Non si è mai fatto abbastanza. Anzi, si corre il rischio di invecchiare e di fossilizzarci senza nemmeno accorgercene: sono proprio gli "altri" che danno sapore alla propria vita e alla fede, anche nella coppia.
Dobbiamo spezzare le sbarre delle nostre case e dei nostri cuori.
Pur sapendo che facendo questo incontreremo serie difficoltà, perché significa porsi di fronte - e non di fianco - a questa società e al suo sistema di vita, spesso marcato da individualismo ed edonismo.
È una sfida grande per i nostri tempi. L'impegno richiesto alla famiglia affidataria o adottiva non trova altra giustificazione che quella di aver avvertito e raccolto, tra l'indifferenza dei molti, l'urlo di dolore dei più bisognosi, nella sfida cristiana della giustizia e della solidarietà.
L'affidamento e l'adozione famigliare sono un luogo privilegiato della familiarità cristiana, che significa vivere tutti i giorni nell'affettività calda dei rapporti personali. Senza questo "calore" nessun bambino può crescere, svilupparsi, costruire la propria identità. Perché ogni bambino per crescere, ha bisogno di affetto e accoglienza calda in una famiglia amica.
Oggi in Italia 30mila minori vivono in istituto. Il loro futuro deve interpellare ogni cristiano. Esiste infatti una stridente situazione: da un lato crescono le donazioni a enti come l'Unicef e le adozioni a distanza; dall'altro lato ci sono grandi resistenze ad allargare la solidarietà oltre l'ambito delle relazioni primarie della famiglia, cioè ad aprire le porte delle proprie case ai bambini bisognosi. Per questo l'affidamento famigliare e l'adozione sono uno strumento impegnativo, che richiede un "investimento" forte di idee, sentimenti ed emozioni; un investimento forte anche di risposta a una fede che non può essere relegata all'ora domenicale della Messa.
Dobbiamo avere la forza di lasciar entrare qualcuno nella nostra vita di coppia: qualcuno per il quale non abbiamo versato lacrime di gioia quando è venuto al mondo; dal quale non abbiamo ascoltato le prime tenere parole; per il quale non abbiamo sorriso ai primi tentativi di gattonare. Qualcuno che, quando entra per la prima volta nella nostra casa, non riconosce il nostro odore, non conosce la nostra storia; qualcuno che non ha nei suoi occhi la forma dei nostri occhi, né ci somiglia.
Accogliere un bambino è come scavare in una miniera senza l'aiuto di una lampada: i diamanti ci sono, ma la ricerca è lunga e faticosa, insieme a cadute e scivoloni, dispiegando una grande quantità di energie fisiche, mentali ed emotive.
Qualcuno afferma: "aiutiamoli a casa loro", oppure "apriamo per loro nuovi istituti".
Noi pensiamo invece che valga ancora la pena scavare e cercare nella miniera dell'accoglienza, perché le gemme più belle ancora non sono state scoperte dalle famiglie cristiane. Se avessimo scoperto tutte le gemme preziose, sarebbe già arrivato il regno di Dio.
Noi abbiamo trovato splendidi diamanti che, al di là delle parole che possiamo dire o scrivere, ci riportano sempre al senso profondo di questa esperienza di vita. Quei diamanti con le loro luci e ombre, mescolate alle nostre luci e ombre, hanno un nome e un volto ormai familiare. Le loro storie con noi non hanno nulla a che fare con l'ottica efficientista della nostra società, né si tratta della miglior "storia a lieto fine".
Siamo coscienti della nostra imperfezione. Ma pensiamo che la relazione affettiva che si è instaurata tra noi non è misurabile da nessuno.
È qualcosa di molto grande, che rende straordinariamente ricca ogni esperienza di accoglienza. Là dove si crea un rapporto d'amore, si è costruito certamente qualcosa che, comunque vada, ha sempre a che fare con qualcuno di infinitamente Grande, Giusto e Buono.
Ha sempre a che fare con Dio.








