Missione famiglia: Il cuore non vorrebbe mai partire
Ormai siamo tornati in Italia! Il 21 agosto, preparate le valigie, siamo saliti in macchina e ci siamo avviati verso Curitiba, la prima tappa del viaggio di ritorno. Quanti saluti, abbracci e pianti! Tutto questo affetto ci ha "travolto", ma ci siamo talmente affezionati a questo popolo!
Fare breccia nei cuori
Alessandra - Siamo andati in Brasile con l'intenzione di dire: "Siamo qui per dirvi che vi vogliamo bene. Se ci accogliete, sarà bello camminare insieme". E loro ci hanno accolto, con affetto, pazienza ed entusiasmo. Noi abbiamo fatto breccia nei loro cuori e loro nei nostri. E ora la partenza: un evento imposto dalle circostanze, e non voluto dai cuori, perché le persone che si amano non si vorrebbero mai lasciare!
Gli ultimi giorni, oltre che faticosi per le tante cose da fare, sono stati emotivamente impegnativi e belli. È stato come raccogliere i frutti di questi mesi: un raccolto fatto di affetto, di amicizia, di rapporti e di ricordi... Siamo diventati ancora più consapevoli di ciò che abbiamo vissuto e seminato, di ciò che il Signore ha operato grazie anche alla nostra piccola presenza nella vita di coloro che abbiamo incontrato.
"È stato bello...!"
Alessandro - Camminando a volte si ha l'impressione di essere fermi, di non combinare nulla. Ma è solo alla fine che uno coglie tutto il bello di ciò che ha ricevuto, costruito e lasciato. In fondo, la missione è anche questo: partire, lasciare, accogliere il nuovo, lasciarsi stupire, incontrare, condividere, ricevere e... ripartire.
Prima di partire abbiamo partecipato alla celebrazione domenicale nella comunità dei "sem terra". Ci hanno regalato una bandiera del movimento firmata da tutta la comunità. Uno di loro ci ha detto: "È stato bello avervi con noi. Non avremmo mai immaginato che qualcuno potesse venire dall'Italia e scegliere di camminare con noi e con la nostra comunità. È stata una testimonianza importante per tutti noi e ci ha dato fiducia in noi stessi...".
Il rischio di incontrarsi
Alessandra - L'ultima domenica abbiamo voluto riunire la maggior parte dei nostri amici per un saluto. Eravamo una cinquantina. Infatti, ci sarebbe stato impossibile visitarli uno a uno; e poi volevamo che si incontrassero e si conoscessero tra loro. Abbiamo rischiato un po' a mettere insieme gente così diversa. All'inizio qualcuno si sentiva un po' a disagio, ma alla fine è stato molto bello.
Abbiamo messo alcuni simboli e foto al centro della stanza, che rappresentassero ognuno, anche chi non era potuto venire. Abbiamo raccontato il significato di ogni oggetto esposto, legandolo alla nostra esperienza di vita con le persone presenti e assenti. E abbiamo ringraziato tutti.
Anche Miriam ha contribuito, collocando in mezzo agli oggetti i suoi giochi! Ci ha fatto sorridere, ma ci ha ricordato l'importanza di tutti i bambini che abbiamo conosciuto, e anche dei nostri figli dentro questa nostra esperienza!
Il grande valore dei figli
Alessandro - A proposito dei figli, aggiungo un'altra cosa. Per noi che avevamo "scelto" di partire, quest'esperienza è stata senza dubbio molto ricca. I nostri figli invece non avevano scelta: ci hanno seguito. Ma credo di poter dire che anche per loro sia stata un'esperienza vera e ricca, non sempre facile.
Anche la frequenza scolastica è stata importante. Hanno entrambi iniziato a frequentare l'asilo a febbraio. Francesco aveva imparato solo alcune parole di portoghese; Miriam era a livello zero. Eppure, se uno chiede a Francesco quale cosa gli sia piaciuta di più del Brasile, spesso dice: "la scuola".
Ci sono state anche tante altre cose, ma la scuola è stata per entrambi un momento importante. Ci sono andati fino al giorno prima di partire. Quando il pomeriggio siamo andati a prenderli, le maestre ci hanno consegnato i quaderni con i lavoretti fatti durante l'anno e anche le loro "pagelle", con i loro commenti personali.
È stato commovente leggerli, e abbiamo capito che anche Francesco e Miriam sono stati una piccola presenza missionaria che ha lasciato un segno nelle persone incontrate.
Questo "frutto" è stato possibile proprio grazie al fatto di essere partiti e di aver vissuto questa presenza in missione come famiglia. Anche questa è una grazia preziosa!








