Missionario con un solo Assoluto
Padre Piergiorgio Venturini, nato a S. Pietro d’Adige di Cavarzere (VE) il 19 novembre 1942, aveva frequentato le scuole medie e liceali nel seminario di Chioggia. Fin da piccolo, infatti, aveva sentito la voce di Dio che lo chiamava a seguirlo. In seminario frequentò anche il primo anno di teologia, poi scrisse una lettera al superiore generale dei saveriani.
Formatore in Gran Bretagna
Piergiorgio entrò in noviziato il 2 ottobre 1965 a Nizza Monferrato e fece la professione religiosa l’anno seguente. Frequentò la teologia a Parma e fu consacrato sacerdote il 13 ottobre 1968. Nel giugno 1969 fu destinato alla Gran Bretagna, dove si trattenne tre anni. Nel 1972, poté partire per la Sierra Leone, dove è stato insegnante in seminario e cappellano nella chiesa di Makeni.
Avendo dimostrato doti di educatore, tre anni dopo fu destinato di nuovo alla Gran Bretagna. Di questo periodo in una lettera scriveva: “Gli esercizi spirituali mi hanno dato la possibilità di tirar fuori quanto di più buono c’è nei miei studenti; e c’è del potenziale, buona volontà e onestà. Mi sembra che non potrei esigere di più. Solamente la pazienza di condurli, giorno dopo giorno, a quella maturazione che lo Spirito esige da loro, come individui e come comunità” (1978).
''La parte migliore di me''
Padre Piergiorgio rimase nel Regno Unito per quindici anni, fino al 1990. Nello stesso anno fu fondata la teologia internazionale saveriana a Manila, nelle Filippine, e p. Piergiorgio vi fu inviato come formatore e rettore. Nel 1991, ricorrendo il 25° della sua professione religiosa, p. Piergiorgio così commentava l’evento:
“In questi venticinque anni ho cercato di scrivere il mio poema. Devo ammettere che non sempre è stata alta poesia. Ma sempre e ovunque - nonostante la mia povertà - ho cercato di dare tutto di me stesso. Sono sicuro che il Signore ha dovuto guardare, in più occasioni, alla mia buona volontà e intenzioni, più che ai risultati. Se il Signore continuerà a essere paziente con me,
vorrei proprio che i miei fratelli e la mia famiglia missionaria, che amo più che mai, avessero la parte migliore di me stesso, per amore del Regno!” (Manila, 6 ottobre 1991).
Manila: studenti e baraccati
In un’intervista pubblicata sul bollettino diocesano “Scintilla”, p. Piergiorgio racconta di essere nelle Filippine per dirigere un gruppo di studentisaveriani da ogni parte del mondo, che compiono gli studi teologici, ma dice che nello stesso tempo, insieme ai suoi alunni, si lascia interpellare dai baraccati che vivono ai margini di Manila.
Da un primo momento di entusiasmo era passato a una specie di scoraggiamento, ma poi i contatti personali con i suoi “parrocchiani” e l’entusiasmo dei suoi alunni gli hanno ridato coraggio. Diceva: “L’altro, con la sua cultura e il suo mondo, è terreno sacro, perciò è necessario il massimo rispetto, quasi un togliersi i calzari a motivo della sacralità del terreno. Ho imparato a relativizzare le mie idee, evitando gli assoluti: uno solo è l’Assoluto, Dio.
La gente a cui sono mandato, poi, mi costringe a essere povero, semplice, leggero...”.
Da Ancona alla casa madre
Nel 1999 p. Piergiorgio era tornato in Italia per un corso di aggiornamento a Tavernerio, nel programma della formazione permanente. Poi è stato trattenuto per altri incarichi nel campo della formazione, nello studentato teologico a Parma e nel noviziato di Ancona.
Malato di Parkinson, nel 2011 è trasferito nell’infermeria della casa madre. Lentamente è costretto all’immobilità, ma sembra abbia conservato la conoscenza fino agli ultimi giorni. Ci ha lasciato la sera del 13 novembre. Ora nel cielo gode la ricompensa del servo buono e fedele e prega per noi.







