Mettersi in gioco con creatività
Il 2020 è stato un anno difficile per tutti. La pandemia ha scosso l’intero pianeta, determinando una situazione di incertezza che ha colpito la vita emotiva e pratica delle persone e molti aspetti del vivere economico-sociale. Una pandemia i cui effetti non potranno passare solo con un vaccino, ma attraverso un tempo di profonda crisi e cambiamento. E non è chiaro in quale direzione tale cambiamento potrà volgere.
In questo anno è venuta meno la presenza fisica, l’incontro, siamo stati costretti a limitare i movimenti, auto-recludendo metà della popolazione mondiale. Sono state interrotte attività produttive, sociali e culturali, e le vittime continuano a non mancare. Ma è stato anche un anno che ci ha aperto le porte ad attrezzarci, ad imparare a usare strumenti tecnologici, ad insegnare ad altri come si fa. Parole come socialità, aggregazione, vita di comunità sono quasi diventate tabù.
Qui, al Museo d’Arte cinese ed etnografico, ci siamo dati da fare per meglio organizzare l’esperienza del visitatore, sperando nell’apertura continua, inteso non solo come visita in totale sicurezza del museo, ma anche come incontro e conoscenza di altri popoli, per riscoprire un’unità di sentimenti e valori che accorcia le distanze, soffoca la paura e permette di leggere nelle differenze le virtù di ogni popolo.
L’opera dei missionari saveriani, sin dalle sue origini alla fine dell’800, è stata quella di porsi a fianco degli ultimi per promuovere l’amore verso il prossimo, un amore che spalanca le porte alla conoscenza delle molteplici culture con le quali, nei decenni, sono entrati in contatto. Infatti, i primi saveriani hanno dimostrato un approccio aperto e curioso nei confronti della cultura cinese, pronti ad adattarsi agli usi e costumi locali. Il loro motto era “essere cinesi tra i cinesi”.
Abbiamo cercato di propagare questi stessi valori durante la pandemia, mettendoci in gioco con creatività e interrogandoci sulla nostra attuale missione, usufruendo di strumenti e nuove tecnologie per promuovere soluzioni alternative per avvicinare tutti al patrimonio culturale. Qualche esempio? Malgrado i quattro mesi di chiusura del 2020, ci son state due mostre allestite, più di 4.000 visitatori, tre eventi culturali-teatrali, 300 bambini che hanno partecipato ai laboratori didattici, 30.000 visualizzazioni complessive degli oltre 30 video prodotti dal Museo su favole, riti, usanze e aspetti della Cina presenti sui nostri canali Youtube, Facebook, Instagram, collaborazioni con i Musei Vaticani, Galleria Uffizi Firenze, Caritas di Nuoro, Museo diocesano di Parma, Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, Museo Ca’ Foscari di Venezia, Parma Capitale della Cultura 2020-21.







