Messico: La scelta giusta a ogni nuovo incrocio
Sono nato e cresciuto a Santa Rita, un piccolo borgo con poche famiglie che vivevano di agricoltura e artigianato rudimentale. Vari parenti e amici erano emigrati negli Stati Uniti, perché in Messico non c'era futuro. Ho scoperto la vastità del mondo durante gli anni della scuola elementare, leggendo tanti libri che giungevano gratuiti alla nostra piccola scuola rurale. Leggendo, viaggiavo anch'io insieme ai personaggi raccontati dai libri.
Poi mio padre mi affidò agli zii nella cittadina di San Francesco per proseguire negli studi. Lì incontrai i saveriani, venuti per parlarci della vocazione missionaria. Ricordo p. Margarito, un saveriano messicano ora missionario in Bangladesh, basso di statura con la barba folta e la fisarmonica a tracolla: ci fece cantare e ballare con tanta spontaneità che mi convinse a partecipare al campo vocazionale estivo ad Arandas.
A 15 anni entrai nel seminario saveriano. I germi della vocazione missionaria si sono poi sviluppati gradualmente, anche grazie alle belle esperienze che i missionari, reduci dalle missioni, venivano a raccontarci.
Nel noviziato, ho conosciuto meglio il beato Conforti, che ha acceso in me la "scintilla" missionaria, per condividere la Buona Notizia di Gesù Salvatore con tutti gli uomini e le donne che ancora non la conoscono.
Dei saveriani mi piace molto il forte spirito di famiglia, i rapporti fraterni spontanei e profondi, la semplicità di vita insieme alla gente che ci circonda.
Ho completato gli studi teologici nella teologia internazionale di Yaoundé, in Camerun. Mi ha impressionato sentir gridare, a volte, "Uomo bianco, torna a casa tua!". Ma generalmente gli africani sono allegri e ospitali, amano la vita di famiglia, vivono una fede profonda e amano la natura.
Ora sono a Bukavu (vedi foto tema del mese) per studiare la lingua swahili. Il Signore mi accompagni ed aiuti a svolgere la missione tra il popolo congolese.








