Martirio di p. Valeriano Cobbe
Commemorato con Veglia e Giornata Missionaria a Camisano
Questa è la figura di p. Valeriano Cobbe, come presentata nella Veglia missionaria organizzata da un gruppo di giovani amici. Padre Valeriano nacque a Camisano il 14-07-1932: una famiglia di poveri contadini con dieci figli. Il ragazzo propendeva per il seminario, ma la parola di un Saveriano lo spinse ad entrare nell'Istituto di p. Uccelli a Vicenza. Completati gli studi in USA e ordinato sacerdote, il 3 ottobre 1962 partì per il Pakistan Orientale.
Dopo breve tempo viene destinato a Shimulia, un villaggio disprezzato di "muci" (senza casta). Appena arrivato davanti alla chiesa, un bambino cade svenuto: non mangiava da tre giorni; di norma in paese si mangia un giorno sì e uno no. Gli abitanti erano sfruttati dai latifondisti, con paga da fame: in voga l'usura col 100/100 di interessi; il terreno dei contadini era soggetto a siccità e inondazioni.
Valeriano ha un'idea geniale: scavare dei pozzi pompando l'acqua dal sottosuolo e creare delle cooperative, riunendo insieme indù, musulmani e cristiani, eliminando le barriere. E i mezzi? Coinvolge a tempesta i suoi amici: spiccano i Zambotto, con in testa la signora Lidia e il signor Freato. Il progetto è ambizioso e a rischio: la gente è sottratta ai potenti, sul raccolto del riso è imposto un calmiere, i campi rendono senza confronto.
I pozzi aumentano uno dopo l'altro; nasce una comune intesa inimmaginabile, ma cresce insieme l'invidia, il cessare dello sfruttamento. Padre Valeriano è un duro; reagisce alla prepotenza, fino ad affrontare uno strafottente, ben sapendo, con questo gesto, di aver segnato il suo destino. Di notte i sicari, ben remunerati per il servizio, lo attendono mentre rientra dalla casa delle suore alla missione; colpito all'aorta, cade nel suo sangue; poi linceranno con i coltelli anche il suo fedele servo, accorso agli spari.
Padre Arduino Rossi - giunto a Camisano dalla Sardegna per animare la manifestazione - suo compagno di missione, quel giorno era assente. Era però a conoscenza di particolari raggelanti: a guidare i sicari fu un cristiano, pluribeneficato dai padri. In ogni tempo è pronto a comparire un Giuda. Racconta che p. Cobbe non tollerava la violenza e, causa anche lo stress, faticava a controllarsi; l'avevano più volte avvertito.
Ma era anche l'uomo del perdono: non sopportava la ruggine, il rancore. Narra che lo sentì alzarsi all'una di notte; lo seguì discreto fino ad una capanna e lo udì chiamare: "Pietro, scusami per quanto successo ieri", per poi tornare a riposare. Padre Arduino riuscì a consegnare alla giustizia tutti i colpevoli; l'uccisore fu condannato a morte, ma il verdetto fu poi sospeso per l'intervento dei padri. Giovanni, il fratello di p.Valeriano sarà poi latore del perdono di mamma Teresa, fino nel carcere, dove il disgraziato scontava la sua pena.
I musulmani non credevano ai loro occhi: evento impossibile per l'Islam. L'odio però non smonta e alla terza lettera minatoria, p. Arduino dovette lasciare il campo. Un gruppo di giovani ha allestito uno sceneggiato, con episodi tratti dalla vita di p. Cobbe, rappresentato in dicembre al cinema di Camisano. Sono riuscite assai gustose alcune scenette agresti, anticipate nella Veglia, che hanno suscitato vivaci consensi.





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