Martiri come gli altri, Il ricordo di p. Ciso Guerini
Ho assistito lo scorso anno a un episodio simpatico e toccante. In una comunità saveriana erano esposti i quadri dei martiri saveriani. Il papà di un nostro missionario e fratello di altri due saveriani, chiedeva perché non ci fosse il ritratto di suo fratello morto nell'incidente aereo del 1970 in Congo.
Il figlio inutilmente cercò di spiegargli che quelli "appesi" erano i ritratti dei missionari uccisi perché annunciatori e testimoni del vangelo. Per questo energico signore ultra ottantenne l'incidente aereo entrava in quella disponibilità del missionario a correre rischi per il vangelo e a non chiedere a Dio esenzioni speciali o assicurazioni sulla vita; dunque era un "martire" vero.
I rischi dell'annuncio
I martiri ai nostri giorni sono quasi esclusivamente persone dedite all'annuncio cioè "missionari". Per loro non ci sono dubbi: sono riconosciuti dalla chiesa e onorati nelle nostre liturgie.
Tuttavia esiste un'altra categoria di "martiri" che non hanno il crisma dell'ufficialità ecclesiastica ma che di fatto sono dei veri martiri, perché non si sono risparmiati per il vangelo e hanno accettato i rischi che l'annuncio comporta.
Voglio qui brevemente parlare di p. Ciso Guerini, di Ponte Zanano. Con p. Luigi Simoncelli e il pilota fr. Tersilio Pirani stava volando verso Kamituga quando improvvisamente la montagna Mulume Munene - il Gigante - si è parata d'innanzi a loro, comparsa dal nulla, non lasciando scampo.
Il "pugile" missionario
Sono passati 39 anni, quanti ne aveva p. Ciso quel 10 febbraio. Certamente nel suo paese il ricordo è ancora vivo tra quanti lo hanno conosciuto, tanto che p. Aldo Rottini, nella ricorrenza del 25° del tragico avvenimento, aveva preparato un video dal titolo "L'ultimo volo". Questo documento ci mostra un p. Ciso giovane, simpatico, amato da tutti. I ragazzi lo chiamavano il "boxeur", perché scherzava e giocava con loro e aveva l'aspetto atletico di un pugile.
Padre Ciso ha lavorato, nei suoi cinque anni di missione, alla realizzazione del centro per handicappati della missione di Kamituga e anche della grande chiesa di questo centro minerario. Vorremmo prenderlo come simbolo delle numerose storie, per lo più sconosciute, di tanti missionari e missionarie che sono morti lavorando sodo, lontano dalle luci dei riflettori. Pur non avendo l'etichetta di martiri doc, essi fanno parte della numerosa schiera di coloro che hanno gettato le fondamenta della chiesa nel mondo e il cui ricordo si è spesso perso tra gli uomini, ma è presente nella mentre di Dio.
Padre Ciso ci piace ricordarlo così: sorridente, sereno con una gran voglia di lavorare per il Signore distribuendo a piene mani il suo amore.







