Martire nella diplomazia: Nunzio di riconciliazione
Mons. Michael Courtney: 1° martire diplomatico
Monsignor Michael Courtney era nunzio in Burundi. È stato ucciso il 29 dicembre 2003, in un agguato mentre tornava verso casa. Aveva 59 anni. Ordinato sacerdote a Roma nel 1968, aveva svolto il ministero in due parrocchie di campagna nella sua Irlanda, dove era stato anche cappellano dei minatori e responsabile della catechesi.
Il diplomatico della riconciliazione
Poi ha avuto un'intensa esperienza diplomatica in Africa, Asia, Europa e infine come nunzio in Burundi. Voleva vivere la vita diplomatica secondo la parola di san Paolo: "Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor 5, 20).
Il cardinale Arinze, consacrandolo vescovo, aveva ricordato a mons. Courtney che era inviato in una nazione carica di tensione, animosità e violenza, e che gli veniva chiesto "di predicare la riconciliazione, il perdono e l'amore cristiano. Come nunzio, aiuterai il popolo del Burundi a edificare un domani di armonia, accettazione reciproca e sviluppo pacifico, in modo che possa vivere più felicemente". Così egli ha fatto con tutte le sue forze e capacità, fino alla fine.
Fratello dei missionari, amico di tutti
I missionari che lavorano in Burundi, e in particolare i saveriani, ricordano il nunzio Michael con grande simpatia, ammirazione e affetto. Li visitava spesso nelle loro missioni, si intratteneva con loro, si interessava alla loro attività missionaria, condivideva difficoltà e gioie. Appena poteva, dava anche una mano nella realizzazione dei progetti per un'azione pastorale più efficace e per l'assistenza della popolazione più bisognosa.
Quando arrivava il cardinale Esilio Tonini era una festa, come se arrivasse una persona cara. Il cardinale intrattiene contatti frequenti con i missionari e le missionarie del Burundi; ogni anno si reca personalmente in quella nazione. Collabora, tra l'altro, nel progetto diretto dal saveriano padre Giuseppe De Cillia per la costruzione di piccole case per le famiglie sfollate dal conflitto. Il nunzio Michael accompagnava volentieri il cardinale; si appoggiavano a vicenda, con fraterna simpatia.
Ha camminato con noi, costruendo la pace
Nel trigesimo dell'uccisione, il nunzio martire è stato ricordato con una Messa di suffragio nella cattedrale di Bujumbura. La chiesa era piena di fedeli, missionari e missionarie, diplomatici e autorità civili, con a capo il presidente del Burundi Domitien Ndayizeye.
Padre Modesto Tedeschi, saveriano in Burundi da molti anni, racconta la testimonianza del vescovo di Bujumbura mons. Evariste.
“Mons. Courtney ha camminato con noi in questi anni difficili, a favore del nostro popolo. È stato per noi una grande grazia di Dio. Ci ha lasciato una testimonianza straordinaria. È stato un costruttore di pace. Con tutti egli si è adoperato, con pazienza e tenacia, per comunicare la visione di una pace possibile. Questo egli ha fatto con le autorità del Paese e anche con la gente comune, con molta semplicità. Per esempio, egli diceva di aver trascorso una “buona giornata”, dopo aver visitato a Natale tre case di accoglienza per ragazzi della strada. Seguiamo allora la sua missione ispirandoci a questa visione di pace. Lavoriamo come lui per la riconciliazione, con la maggior premura e adesione possibili”.
Una sorprendente testimonianza
Si può avere l'impressione che i diplomatici, in genere, siano gli ultimi a rischiare, a immischiarsi, a compromettersi. Barricati nelle ambasciate, difendono la neutralità e, di fronte al rischio, evacuano il personale. Mons. Courtney ci ha meravigliato: in così poco tempo, è stato capace di rendersi vicino a tutti, incurante della propria vita. Ultimo missionario martire del 2003, ha meritato il posto di primo martire del Corpo diplomatico.








