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Maggio, mese della mamma: Storie missionarie di maternità

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Diceva una vecchia canzone di tanti anni fa: “Son tutte belle le mamme del mondo quando un bambino si stringono al cuor”. Proprio pensando alla festa della mamma che celebriamo a maggio, mi sono venuti in mente alcuni episodi vissuti durante gli anni della missione in Indonesia, nelle isole Mentawai. Sono raccolti nel mio libro inedito “Dal Kiangsi a Sikakap”.

Il sorriso cancellato

Quando raggiungiamo Bubuakat, vediamo un uomo con gli occhiali e una bimba, sulla cui gonfia pancetta suor Giusi fa tamburellare le sue dita dicendomi: “Tutti vermi”. È l’unica famiglia cattolica del villaggio. Sulla veranda della capanna un ragazzetto ci osserva; tiene tra le braccia un bambino con un un corpicino esile e malaticcio e la testa troppo grossa per essere normale. “Non sopravvivrà”, osserva suor Angela. Questi due incontri mi hanno cancellato il sorriso dal volto.

Le suore spariscono in una capanna vicina. Poco dopo suor Sangiani esce con una neonata in braccio e mi grida: “ Guardi che bella, padre!”. Giusi raccoglie la neonata tra le braccia, la fascia dopo aver disinfettato il cordone ombelicale, tagliato con una lama fatta di canna di bambù. Guardo la neonata e sussurro: “Che piccolina!”. Suor Angela mi zittisce, quasi mi minaccia, invitandomi a non usare quella parola così sconveniente e che, in pochi minuti, avevo ripetuto più volte. Le sorelle tentano di solleticare il labbro della bimba che non risponde all’invito di succhiare. Dicono che morirà presto, forse oggi stesso. La battezzano con formula breve. Esco dall’unica stanza e sorrido alla madre, inconsciamente serena. Sulla veranda si è raccolta un po’ di gente. Ci guarda. Forse aspetta che le suore annuncino il sopraggiungere della morte...

La malattia straniera

Salgo sulla canoa. Di fronte a me, è seduta una giovane donna con una piccina morente tra le braccia, colpita dalla malaria e tardivamente curata. L’osservo durante il viaggio, dignitosamente silenziosa, guardare la sua creatura che, con gli occhi privi di vita, fissano nel vuoto. “Sono già più di centocinquanta quest’anno”, mi spiega padre Giacomo Peruzzo.

La malaria! Avevo sentito parlare in ltalia di questa malattia straniera e lontana. Ora mi trovo nel suo regno di morte. Sto osservando per la prima volta le conseguenze della sua “arte letale” nelle contrazioni violente di quel corpo mezzo nudo e nelle smorfie del viso che non godrà mai più le bellezze del nostro mondo. Le medicine non sono giunte in tempo per salvarlo. Leggo nel volto della giovane madre l’incapacità a difendere la vita della sua creatura e l’inerte rassegnazione al peggio. Non avevo mai visto un bambino morire. Profondamente scosso, mi sento impotente, come sua madre, a ostacolare la vittoria della morte.

Sbarchiamo. La donna ci guarda. Dice qualcosa che non capisco e se ne va, per comporre nella nuda terra “il frutto del suo seno”.

Preghiera alla Madonna

Sulle porte delle camere dell’ospedale di Bergamo, una serie di cicogne sostengono nastri azzurri e rosa. Busso ed entro. Un gruppo di persone si sta complimentando con la madre di un neonato che si muove vivacemente in fianco a lei. Puerpera, neonato, marito e parenti tutti felici. Lo sono anch’io. Benedico e, dopo le felicitazioni, me ne vado. Dietro quell’immagine di felicità, mi appare una grotta, due animali e... la Madre delle madri.

Vergine Madre, benedici tutte le mamme.

E sii vicina a quelle che provano la gioia della maternità;

sii vicina a quelle che provano il dolore di una vita donata e prematuramente perduta.

Auguri a tutte le mamme, in modo particolare alle mamme dei missionari. Non avranno vicino il loro figlio, che è in missione, in un paese lontano.



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