Islam e cristianesimo in dialogo
Se venite nella casa dei saveriani a Salerno, tutti i lunedì dell’anno, dalle 17 alle 21, troverete una comunità musulmana senegalese (trenta-quaranta persone circa) che si riunisce per la preghiera. Stendono i loro tappeti nel salone che abbiamo messo a disposizione e, per quattro ore consecutive, si rivolgono con la preghiera ad Allah (Dio grande e misericordioso). La preghiera è per lo più cantata, alternata a lunghi silenzi meditativi sulla Parola del Corano.
Il fondamento della vita islamica
Il “Corano” costituisce la realtà fondamentale della vita islamica. Esso è il mondo nel quale il musulmano vive. Il musulmano nasce udendolo recitare, giacché la prima frase salmodiata all’orecchio di un bimbo islamico appena nato è la professione di fede racchiusa nel Corano. Ne apprende alcune parti quando è ancora fanciullo e, dal momento in cui è in grado di parlare, comincia a ripetere qualcuna delle sue giaculatorie.
Nelle preghiere quotidiane egli ne ripete alcuni capitoli, celebra le sue nozze con la lettura di brani di questo Libro sacro e quando muore altri recitano il Corano per lui.
I cinque pilastri del Corano
I doveri religiosi del Corano si riducono ai “cinque pilastri”: professione di fede, preghiera, digiuno nel mese di Ramadan, elemosina e pellegrinaggio a La Mecca almeno una volta in vita. Tra i cinque pilastri, quello su cui il Corano insiste maggiormente è la preghiera. Nella Sura 59, sono rivolte a Maometto queste parole: “Il Signore sa molto bene che tu vegli in preghiera due terzi della notte e coloro che pregano sono quelli che nei cieli e sulla terra celebrano le lodi di Dio, il re, il santo, l’onnipotente, il saggio”.
Secondo Maometto, i musulmani non sono i soli detentori del Libro sacro. Esso appartiene anche agli ebrei e ai cristiani, in quanto tutti sono depositari di una rivelazione divina e tutti hanno in comune lo stesso Padre Abramo. Per questo motivo, nella legislazione coranica, anche là dove il dominio politico è detenuto dagli arabi, questi devono lasciare libertà amministrativa oltre che religiosa, sia agli ebrei che ai cristiani.
Promuovere i valori comuni
È ciò che hanno fatto i musulmani quando hanno occupato paesi cristiani come la Spagna, la Sicilia, la Grecia, la Romania e l’Ungheria, limitandosi al dominio politico e lasciando intatta la libertà religiosa agli abitanti di tali paesi.
I musulmani, quindi, non sono da considerarsi “nemici” del cristianesimo, ma sono degni di stima, come afferma la dichiarazione del Concilio Vaticano II nel documento “Nostra Aetate”: la Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato a tutti gli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio più nascosti, come si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e ingiustizie sono sorti tra i cristiani e i musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione nonché a difendere e promuovere insieme, per tutte le persone, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.







