“Liberaci, Signore, da tutti i mali…”
C’è una breve preghiera nella celebrazione dell’Eucaristia che passa quasi sempre in sordina. Si presenta come schiacciata tra due preghiere possenti, che ricevono la massima attenzione da celebrante ed assemblea, alla fine della grande preghiera eucaristica. È preceduta dalla recita del Padre Nostro, una preghiera che sconvolge il normale pensare delle fedi: Dio non è solo il Creatore che abita i cieli e tutto dispone, ma è Padre, e noi, suoi figli, siamo tutti fratelli. Stupendo e rivoluzionario.
La segue un’altra gigantesca ed ispirata preghiera, quella pronunciata da Gesù, nell’Ultima Cena con i suoi discepoli e recita: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Qui, Gesù, volutamente esclude di pregare per le piccole e fragili paci mondane (quelle, per intenderci di Russia, Ucraina e mille altre) e si concentra sul dono di una pace nuovissima, per i suoi discepoli presenti e futuri, per la sua Chiesa, che dovrà essere seme fecondo di una Pace, non come la pensa e dà il mondo, ma con la P maiuscola.
Incastonata tra queste possenti preghiere, eccola la preghiera di cui sto parlando e che, sembra scivolare via quasi trascurata: “Liberaci, Signore, da tutti i mali e concedi la pace ai nostri giorni...”. Forse per brevità si ferma solo ad elencare il male della guerra, orrendo tra i tanti mali che ci angustiano, ma in realtà li compendia tutti: pandemie, alluvioni, terremoti, siccità, esodi, perché sicuramente fa eco a quelle litanie dei Santi che, nei tempi passati, pregavamo esplicitamente: “Da peste, fame e guerra, liberaci, o Signore”. È il contenitore ove convogliare tutte le nostre sciagure e ci preghiamo su.
Le vicende umane ci fanno continuamente toccare con mano tutta la nostra impotenza ed insieme la nostra potenza distruttiva. “Alzo gli occhi verso i monti. Da dove mi verrà l’aiuto?”. Penso all’immane tragedia che ha messo in ginocchio queste nostre terre emiliano-romagnole. Mi viene in mente la scena tratta dalla saga di Don Camillo e Peppone. L’acqua del grande Fiume ha ingoiato la campagna. Sull’argine la gente è in attesa dei mezzi di soccorso perché bisogna evacuare. Don Camillo apre bocca e urla la certezza che ha nel cuore: “Ritornerà il sole. Oh sì, ritornerà”, perché è sicuro che Dio non abbandona il suo popolo e che la sua gente, mai e poi mai si lascerà piegare. Tornerà perché è temprata nel fuoco!
La preghiera contiene di più. Contiene l’audacia della preghiera cristiana che non demorde, pur sapendo che ci ricascheremo ancora, perché troppi dei mali che ci angustiano non sono di Dio e ce li procuriamo con le nostre mani ed aggiunge: “Con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato”, causa ed origine di tutti i nostri mali. Quando ammetteremo la nostra responsabilità? In queste occasioni più che mai.







