Leva obbligatoria? No grazie, obietto!
Nel dibattito pubblico italiano è entrata prepotentemente la proposta del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, della leva militare volontaria. Una contraddizione in termini poiché la leva militare, per definizione, è obbligatoria, mentre il servizio militare volontario esiste già. Dunque andrà chiarita bene quando arriverà in Parlamento. Per ora possiamo dire che, con il vento di guerra che soffia, alimentato dai governi che spingono politiche di riarmo, c’è uno spettro che sia aggira per l’Europa: il ritorno della naja.
L’ultimo Paese in ordine di tempo a reintrodurre la leva è la Croazia, che segue le decisioni già prese in Norvegia, Svezia e Finlandia. Recentemente i paesi baltici, Estonia, Lettonia, Lituania, sono tornati alla coscrizione per gli uomini, mentre la Danimarca ha reintrodotto il servizio anche per le donne. In Grecia il servizio militare è stato aumentato da 9 a 12 mesi mentre a Cipro dura 14 mesi. La Francia sta spingendo per allargare il reclutamento per il servizio militare volontario come sta avvenendo anche nei Paesi Bassi. La Germania ha approvato una Legge che facilita il reclutamento e introduce leva obbligatoria se non bastassero i volontari.
In Italia si parla di attivare una forza di riserva di diecimila unità per arrivare ad un modello autonomo di difesa militare europea che consideri la possibilità di un servizio militare per donne e uomini come obiettivo di adeguamento numerico delle forze armate. Scenario inquietante.
La nostra risposta è l’obiezione di coscienza. Il rifiuto, anche preventivo, di partecipare a qualsiasi forma di preparazione della guerra. Rifiuto della generalizzata “chiamata alle armi”. Il Parlamento europeo già dal 1984 riconosce l’obiezione di coscienza come diritto soggettivo, inserendola nell’art. 10 della Carta dei diritti fondamentali.
In Ucraina, aumenta il numero degli obiettori di coscienza tra i maschi arruolati con la forza che vengono perseguiti. Il Movimento Pacifista Ucraino chiede che siano ammessi ad un servizio civile non armato, sospeso dalla legge marziale, nonostante la Costituzione ucraina lo preveda. In Russia migliaia di ragazzi si rifiutano di prestare servizio e andare al fronte. Per evitare il reclutamento si nascondono o fuggono all’estero. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi (StopArmy) fornisce loro assistenza legale.
Obiettare, disertare, non significa solo dire “no” alla guerra. Significa difendere la dignità, i diritti umani, il dialogo e, soprattutto, il diritto di vivere e costruire la pace, il valore che unisce circa un milione di giovani che nei due paesi in conflitto hanno rifiutato la coscrizione.
Olga Karach, la leader pacifista bielorussa che vive in esilio in Lituania e che recentemente ha ricevuto il Premio “Brescia per la Pace 2025”, ha detto: “Se non sappiamo immaginare un mondo senza guerra, continueremo a vivere in uno stato di guerra permanente”.
La Campagna di Obiezione alla guerra, promossa dal Movimento Nonviolento, raccoglie aiuti per garantire la difesa legale agli obiettori e disertori dei paesi belligeranti, per organizzare missioni di pace e solidarietà con le vittime della guerra.







