Lettere dalle missioni - Con noi in rete
Scelgo alcuni brani di lettere che possono farci vivere in comunione con i nostri missionari e ci suggeriscono utili spunti di riflessione.
Da p. Giuseppe Berton
Direttore del Centro per il recupero dei bambini soldato St. Michael's Lodge di Lakka, Sierra Leone: "Carissimi, è tempo di voltare pagina. È tempo di osservare tutto con la meraviglia che distingue i bambini, che sanno vedere il bello che ci circonda. In città, a Freetown, ho visto Tamba, Crazy e Yellowman, tre dei nostri ragazzi più grandi, che cercano di ricostruirsi una vita. "Vieni a vedere, padre" e m'indicano dei piccoli tuguri, tre metri per tre, coperti di lamiere, ma non completamente, con larghe fessure, per avere "aria condizionata" come dicono loro, ridendoci su, felici di mostrarmi dove vivono.
"Sì, aria condizionata", spiega Tamba, "perché da lì escono le zanzare! È bello, vero?", mi dice Crazy, puntando il dito al più rifinito degli alloggi, che ha la porta tutta dipinta di verde, "Anche il mio sarà bello così, perché anche la mia porta sarà tutta dipinta!". Ritorna il bello tra le macerie, ma ci vuole l'occhio di un ragazzo per scoprirlo: una porta dipinta di verde! Un nuovo inizio".
Da p. Graziano Rossato
Insegnante di teologia al St. Paul' Seminary di Freetown, Sierra Leone. "Il primo pensiero è di riconoscenza per la vostra accoglienza caldissima e per la vostra generosità in occasione della mia recente visita in Italia. Ho fatto esperienza di Comunità cristiane che ancora hanno spirito missionario e lo esprimono nell'universalità di visione e nella concretezza dell'impegno di fede.
Non potete immaginare l'incoraggiamento che sto ricevendo dalla vostra Chiesa viva, che mi ha inviato in questo tribolatissimo Paese di missione. Quaggiù cerchiamo di trovare la strada giusta, accogliendo le indicazioni dello spirito, con rinnovato coraggio per affrontare, senza obiezioni, anche scelte difficili.
Dobbiamo cercare con pazienza, con spirito di fede e speranza, ma soprattutto con tanto amore cristiano, di ricucire i severissimi strappi sociali e politici causati dall'immane tragedia, colma di atrocità disumane, di dieci anni di guerra civile, promovendo lo spirito di verità, perdono e riconciliazione, che darà il sognato frutto della pace".
Da p. Nazzareno Bramati
Dalla Sierra Leone, dopo la prima sua visita a Makeni, finora città chiusa ai missionari: "Carissimi fratelli, sono le ultime email che posso inviarvi. A Makeni le linee telefoniche non funzionano: i ribelli le hanno tagliate e hanno distrutto la bellissima centralina nuova dell'ufficio postale completamente raso al suolo. Sono andato a visitare la chiesa di s.Andrea alle baracche militari.
La strada che vi porta si intravede appena, invasa ormai dalla vegetazione. L'hanno scoperchiata, hanno portato via il crocifisso e la corda della campana per legare le loro capre. Sono rimasti solo i muri con le belle pitture di Kelè sul presbiterio e sulla facciata. Tutto il resto (porte, finestre, vetri, armadi, sedie, panche, inclusi i ganci sul muro) è stato rubato. A farlo sono stati i civili del posto. Una stretta al cuore non è mancata e non ho potuto frenare un singhiozzo, ma poi ho concluso: "Signore, perdona li!".
È faticoso, ma solo il perdono porta frutto. Sono venuto via pensoso e addolorato, poiché questa è la gente tra cui noi lavoriamo, che è poi la prima che verrà a chiedermi ancora aiuto. Non è facile mostrare loro un viso sereno, ma il perdono mi obbliga anche a questo. Con l'aiuto del Signore ricomincio da capo".
Da p. Sisto da Rold
Dalla Repubblica del Congo: "Approfitto del rientro di Carlo per dirvi che sono ancora vivo e sono a Goma. Dopo qualche guaio per infezioni, che mi hanno fatto temere di dover lasciare di nuovo la missione, ora sto meglio. Sono uno dei cooperatori della parrocchia della cattedrale e mi sto dando da fare per sistemare e rendere un po' più umani e vivibili i locali degli ammalati terminali di AIDS. La situazione politica è sempre la stessa: tensione, instabilità, ingiustizie. Spero solo che il Padre da lassù possa finalmente ribaltare le situazioni e ascoltare il grido dei poveri che gridano a lui.
Padre Piero Sartorio è con me, anche lui con parecchi acciacchi, ma resta sulla breccia e si prende cura degli imprigionati per cause politiche con forti richiami ai diritti umani, sistematicamente conculcati. Mando un salutane grosso a voi e tutti gli amici, nostri benefattori. In comunione di preghiera il Signore ci dia la gioia di essere sempre attivi, al suo servizio, per il suo Regno. Cordialmente, ciao".








