Le saveriane in Sardegna, Ricordando 20anni di cose belle
Le saveriane sono a Oristano dal 1985. Elena Loi racconta com’è iniziata quest’avventura.
Lavoravo a Belém, in Amazzonia, quando mi è stato chiesto di tornare in Italia per lavorare nell’animazione missionaria vocazionale. Da cinque anni mi trovavo in una comunità saveriana inserita in una baixada, zona paludosa con costruzioni su palafitte. La gente, espulsa dalla campagna, cercava di sopravvivere tra tante difficoltà. Con molta sofferenza ho accettato di tornare in Italia.
L’indagine porta a porta
Arrivata a Parma, ho colto il desiderio delle saveriane sarde di creare una comunità in Sardegna. Ho chiesto di interessarmene durante la mia visita in famiglia. Così mi sono messa alla ricerca. Ho ascoltato le opinioni dei familiari, degli amici, dei saveriani delle due comunità di Cagliari e Macomer e dei sacerdoti che conoscevo. Molti ci hanno consigliato di scegliere come sede Oristano, data la centralità della sua posizione.
Mi sono rivolta all’arcivescovo mons. Spanedda. Ci ha proposto una parrocchia che rispondeva bene alla nostra offerta di lavorare con stile missionario. Padre Silvio, della comunità dei cappuccini di Oristano, ci ha mostrato una vasta area alla periferia della sua parrocchia dove avremmo potuto svolgere un lavoro pastorale. Don Antonio Muscas ha offerto una parte della sua casa come “primo piede a terra”.
L’inizio delle attività
Ho comunicato a Parma l’esito della mia ricerca e ho chiesto di far parte della futura comunità. Ma la strada era ancora lunga: bisognava coinvolgere nella decisione tutta la famiglia missionaria e trovare altre due sorelle per formare la comunità. Passarono due anni prima di decidere. La festa di san Francesco Saverio, il 3 dicembre 1985, Caterina Sias di Suni, Giuliana Picci di Quartu Sant’Elena ed io di Ghilarza, siamo arrivate a Oristano, accolte da p. Silvio e don Antonio. Da quel giorno sono passati vent’anni.
Avevamo in mente di iniziare l’animazione con le giovani e i gruppi parrocchiali. I saveriani, intanto, organizzavano i campeggi a Gusana con i ragazzi delle scuole medie. Padre Gianandrea Tam mi consigliava di pensare a qualcosa di simile per le ragazze; padre Mario Mula, rettore di Macomer, mi avrebbe messo a disposizione la loro casa.
Ragazze sprint e festival della canzone missionaria
Un giorno ero andata a trovare Rosa, mamma di due apostolini saveriani. La figlia Grazia, una bambina di undici anni, si lamentava con la madre perché i saveriani organizzavano i campeggi per i ragazzi e non per le ragazze. “Adesso ci sono le saveriane e organizzeranno anche per le bambine”, aveva risposto Rosa. Mi sono portata via quelle parole e lo sguardo sorridente di Grazia. Così, dopo qualche settimana, con tre ragazze che avevo conosciuto a Cagliari, ho realizzato la prima settimana delle “ragazze sprint”. Ho scelto questo nome perché pensavo a ragazze dinamiche ed entusiaste della missione.
Tra le tante attività realizzate, abbiamo pensato anche ai giovani. Per coinvolgerli in modo missionario, è nata l’idea di un festival musicale per i gruppi giovanili. Dovevano presentare canzoni missionarie. Visto che la prima edizione aveva avuto successo, abbiamo pensato di farne una tradizione riproponendolo negli anni seguenti.
Grazie a Dio e alla gente
In Sardegna sono stata dieci anni e ho lavorato sempre con passione nell’animazione missionaria vocazionale tra le adolescenti, e le giovani. Ma la nostalgia della missione rimaneva sempre forte. Ogni anno ripetevo alla direttrice che io ero sempre disposta a partire. Alla fine, è arrivato il momento e sono tornata in Brasile. Ho lavorato otto anni in una periferia di San Paolo e da due anni sono a Londrina, la terra del caffè. Qui mi è stato chiesto di coordinare e animare le nostre comunità missionarie.
Ripercorrendo i vent’anni della nostra presenza in Sardegna, ringrazio il Signore per le cose belle realizzate insieme a tante persone e per tutto il bene che le saveriane hanno fatto e continuano a fare.








