Le due new entry della comunità
Spero che gli auguri di una serena e santa Pasqua vi giungano in tempo, perchè so che in altre occasioni arrivano in casa vostra un po’ in ritardo, insieme alle novità che riguardano la nostra casa. A tutti voi, amici e benefattori, l’augurio cristiano di gioia che Gesù ci ha portato: “Sono venuto perchè abbiate la mia gioia e la vostra gioia sia piena”. Più che ai peccati diamo valore alla Grazia, più che alla tristezza viviamo la gioia.
Auguri da parte di tutta la nostra comunità, che in questo mese si è arricchita di due nuove presenze. Con le loro esperienze di vita missionaria ci offrono storie ricche di contenuti. Ve li presentiamo.
Fratel Bruno Menici arriva dalla Sierra Leone per un anno di riposo. È un provetto elettricista e premuroso infermiere. Qui ha trovato subito modo di esercitare la sua professione, rifacendo e rinnovando i vecchi impianti della nostra casa. Così si descrive.
“Sono nato a Temù (BS) nel 1959; ora la mia famiglia vive a Castegnato. La scossa che mi ha fatto lasciare la piccola comunità d’origine è partita durante le scuole superiori. Frequentavo un Istituto Tecnico per elettromeccanici e in parrocchia ero un attivo animatore dell’Azione Cattolica e di altre associazioni nel gruppo missionario. La routine delle solite riunioni, feste e quant’ altro, mi manteneva sempre occupato, ma non mi dava quella soddisfazione piena e genuina che mi aspettavo. Passavano gli anni e mi trascinavo sempre quel senso d’insoddisfazione... A ogni chiusura d’anno dicevo che avrei cambiato, ma con il passare del tempo rimanevo sempre ancorato alla solita quotidianità.
Terminate le scuole, trovai un bel lavoro che mi permetteva di pensare a una casetta, benché le solite attività parrocchiali mi lasciassero poco tempo per cercare una fidanzata. Durante una festa mi si è presentata la ragazza giusta e, dovendo scegliere fra l’oratorio e lei, l’ago della bilancia si sbilanciò verso le attività sociali. M’illudevo che un giorno avrei risolto la mia situazione; dentro di me, tuttavia, mi rodeva l’insoddisfazione. Infine, arrivò l’anno decisivo.
Nel 1987 alle vacanze di Recanati, mi portai un libricino dal titolo L’imitazione di Cristo. Al ritorno incontrai Vittorio, studente saveriano in vacanza; a lui rivelai la mia decisione di consacrarmi come fratello fra i missionari saveriani. Fatto il primo passo, tutto filò via diritto; alcuni giorni dopo eravamo all’Istituto saveriano di Desio, dove frequentai una scuola d’infermieristica diretta da una suora all’ospedale. Dopo il noviziato, sono partito per l’Inghilterra per lo studio dell’inglese e un corso di malattie tropicali a Liverpool. Nel 1995, dopo varie difficoltà dovute alla situazione politico-militare, raggiunsi la mia missione in Sierra Leone e ciò che volevo.
Fratel Dario Montanaro è nato a Rocchetta e Croce (CE) nel 1950. La sua chiamata vocazionale ha il carattere di una sostituzione accidentale. Non lui, ragazzo vivace e birichino, ma suo fratello Gaetano, più serio e colto, avrebbe dovuto seguire la vocazione religiosa, che Dario attribuisce alla vita cristianamente vissuta nella sua famiglia.
“Nel 1963 sono entrato nel seminario minore di Lucino, diocesi di Lugano. Mentre ero in vacanza, con la famiglia andavamo alla Festa del malato, organizzata a Grono da p. Lorenzo Lini, che in seminario venne a presentarci il libro di p. Aurelio Cannizzaro Con i primitivi delle Mentawai. Conobbi in seguito p. Lorenzo Caselin in casa di mio padre e quando venne a sapere che stavo pensando di farmi frate francescano nella zona di lingua tedesca, con tutti i problemi d’apprendimento della lingua, mi disse: «Se vuoi farti fratello, abbiamo una casa di formazione a Piacenza». Detto, fatto! Nel 1966 sono entrato in quell’istituto, ho frequentato le scuole tecniche in attesa del noviziato e nel 1978 sono partito per l’Indonesia, destinato alle Mentawai, dove ho diretto una scuola di arti e mestieri per ventidue anni. Tornato in Italia, prima a Parma e ora a Tavernerio, vivo la mia vita missionaria con entusiasmo, come se fossi tra i miei cari abitanti delle Mentawai”.
Ciascuno di noi è stato scelto e chiamato dal buon Dio in vari modi e forme diverse, com’è avvenuto ai discepoli di Gesù. A loro il Maestro disse: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,9-17). Sapeste, miei cari amici, quanta gioia custodisce il nostro cuore di chiamati, di avere la certezza che dobbiamo a Lui il nostro essere discepoli missionari. Non è tuttavia un nostro privilegio, perchè ciascuno di voi risponde a una chiamata del Signore per svolgere una missione propria nelle diversità delle scelte di vita.







