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Lavare i piedi degli altri… Il giovedì santo e la missione

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Un episodio del vangelo di Luca, dipinto a pennellate rapide e decise, affiora spesso nella mia mente come icona della missione. Gesù è a tavola in casa di un fariseo. Una donna, sulla quale pesa lo stigma della "poco di buono", entra suscitando sdegno e imbarazzo tra gli ospiti. Nelle mani ha un vasetto di olio profumato. Si avvicina a Gesù, si rannicchia ai suoi piedi, li bagna con le lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia e li cosparge di olio.

Immagino che...

Provo a immaginare quello che vola nella testa di Gesù, poche ore prima di essere ucciso, durante la sua ultima cena con le persone che egli ama e che hanno camminato con lui in quegli anni. Immagino: mentre si alza da tavola e si toglie la veste, mentre prende l'asciugatoio e versa l'acqua nel catino, mentre lava i piedi e li asciuga... Mentre fa tutto questo, immagino che Gesù si ricordi di quella donna: delle sue lacrime di prostituta redenta, del profumo dell'olio, della delicatezza con la quale i suoi capelli asciugano i piedi.

Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, come la donna li aveva lavati a lui: Gesù Maestro ha imparato anche da quella donna peccatrice, sua discepola. Gesù evangelizza e si lascia evangelizzare. Credo che tutto questo sia vicino al significato intimo della missione.

Scoprire cos'è la missione

Penso alle tante persone che, con la loro storia di vita, mi stanno evangelizzando. Yevheniy, ucraino, da nove anni in Italia e sei da clandestino, in strada e alcolizzato, ora uomo liberato dopo avere lottato contro l'alcool e le burocrazie dell'immigrazione. Penso alla voglia di vivere di Franco, sieropositivo e tossico, ora poeta che racconta agli adolescenti le strade che è bene non percorrere.

Penso alla passione che ci mette Antonello quando legge il vangelo dietro le sbarre e le mura possenti del carcere, nonostante sia malato e stia scalando il metadone. E Derè, macedone, con i piedi torti, nella baracca ben ordinata in cui piove dentro, nel campo Rom alla periferia di Parma. Penso a Remo che, dopo un anno di arresti domiciliari, ha deciso di dare una mano a chi vive in strada e va in giro distribuendo cibo e coperte. Penso alla fede semplice e potente di mia nonna...

Saranno loro ad andare...

Ogni volta che le incontro, queste persone mi lavano i piedi, mi evangelizzano, mi dicono cosa è missione. E proprio coloro ai quali la vita ha pestato i piedi in modo violento, sono coloro che li lavano a me con più delicatezza.

Torno a pensare all'Uomo di Nazareth, alle sue ultime ore sulla terra e a ciò che è accaduto tre giorni dopo la sua morte. Quella mattina all'alba saranno i tanti Yevheniy, Franco e Antonello ad andare al sepolcro e ad accorgersi che Gesù non sta più lì. Saranno loro a correre da noi, increduli e intiepiditi nella fede, per annunciarci: "Gesù è risorto, e noi con lui!".



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