“Lasciati condurre…”
In un tempo in cui la vita è costretta, in parte, a fermarsi a causa di un invisibile, ma pericoloso nemico, ciò che fa soffrire di più sembra essere l'impossibilità di soddisfare la nostra vera natura di esseri sociali. Anche se la tecnologia crea situazioni alternative, nessuna è in grado di sostituire la bellezza di un rapporto che gode della fisicità dello sguardo, del suono della voce, di un gesto gentile, di un sorriso. Il momento difficile può diventare, però, occasione per riflettere, raccontare o raccontarsi. P. Gaetano Lombardo, rettore del Santuario, ha accolto la mia richiesta di condividere con i lettori la sua esperienza con la comunità dei fedeli. Nanà Bertè
San Massimiliano Maria Kolbe, patrono del mio Istituto religioso, diceva: “Lasciati condurre…”. Con queste parole inizio questa breve testimonianza per la rivista dei saveriani, che per tanti anni hanno servito con amore e dedizione la comunità del Santuario Maria SS. della Grazia in Gallico superiore e la meravigliosa realtà del Parco della mondialità.
Mi chiamo p. Gaetano Lombardo, sono un presbitero religioso appartenente alla congregazione dei “Piccoli fratelli e sorelle dell’Immacolata”, presente nella diocesi di Reggio Calabria-Bova. Dal 2 settembre 2018 la diocesi reggina ha affidato al mio Istituto religioso la cura pastorale del Santuario della Madonna della Grazia, incaricando me come rettore. In questa nomina, ho visto realizzate proprio le parole di p. Kolbe con cui ho aperto questa testimonianza, ovvero la mano del Signore che mi ha condotto e mi conduce ancora.
Sono presbitero dal 2008 e ho iniziato il mio ministero come parroco in un piccolo paesino di montagna, Solano superiore. Poi, i miei superiori mi hanno mandato a studiare alcuni anni a Roma per specializzarmi. Tornando in diocesi, ho fatto il parroco fino al 2018 nella parrocchia Maria SS. del Carmelo in Ceramida.
In ogni indicazione dei miei superiori - così insegna San Massimiliano Kolbe! - ho visto la voce e la mano del Signore che mi indicava una strada da percorrere e nell’obbedienza l’ho seguita. Ecco, allora, il mio arrivo a Gallico un anno e mezzo fa. Confesso che inizialmente ero un po' timoroso (non avevo mai condotto una comunità grande), ma risuonavano nel mio cuore le parole dette dal Signore al giovane Giosuè: “Come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò. […] Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada” (Gs 1, 8-9). Come il giovane Giosuè aveva ereditato il compito di guidare il popolo d’Israele verso la terra promessa, così a me - presbitero appena trentaseienne - veniva chiesto di guidare e animare una comunità che per tanti anni era stata guidata egregiamente prima dai Gesuiti, poi dai Saveriani (che hanno lasciato una fortissima impronta e un ricordo affettuoso in tutto il popolo gallicese) e infine dai padri Somaschi, fino al 2018.
Forte dell’aiuto del Signore e della presenza costante della mia comunità religiosa, ho iniziato questa meravigliosa avventura! In questo breve arco di tempo, ho incontrato una comunità composta da persone davvero affamate di Cristo, con un bel percorso di fede già compiuto. Tanta è stata l’accoglienza, l’affetto e la stima che ho ricevuto dal popolo gallicese in questo anno e mezzo di ministero. Sin da subito ho deciso che in Santuario si continuassero e s’incrementassero tre cose fondamentali: la spiritualità, la cultura e la carità. Proprio per questo mi sono premurato di arricchire la vita del santuario di momenti di spiritualità (adorazione eucaristica settimanale, catechesi aperta a tutti, confessioni, momenti di preghiera mariani, ecc.), come anche di momenti culturali e caritativi in collaborazione con l’associazione gallicese Phoné (concerti, convegni, serate di beneficienza, ecc.).
A ciò si sono aggiunti anche i momenti di accompagnamento dei diversi gruppi (Scout, azione cattolica…) e parrocchie della diocesi reggina, che spesso fanno tappa al Santuario e al Parco della mondialità. Di grande commozione e intensità è stato vivere la festa patronale in onore di Maria SS. della Grazia. È stato bello vedere soprattutto la fede, l’amore e la devozione del popolo gallicese e dei paesi limitrofi nei confronti della dolcissima effigie della Vergine che è custodita in Santuario. Mi rendo sempre più conto che il Santuario è un’isola felice dove tante comunità possono ricaricare le proprie energie per proseguire il cammino della fede. È soprattutto un luogo in cui i campanilismi che, purtroppo, a volte segnano le nostre comunità parrocchiali, crollano, perché tutti ci ritroviamo figli ai piedi di Maria e fratelli tra di noi.
In questo periodo in cui, a causa del diffondersi del Covid-19, l’attività in Santuario è impedita, non è però ferma quella della comunità del Santuario, composta da tutte le persone che la frequentano. Grazie ai moderni mezzi tecnologici, si è connessi e si fa comunità, continuando a vivere dalle proprie case l’amore verso il Cristo e la sua Santissima Madre. Il nostro pensiero e la nostra preghiera, come Santuario, va soprattutto ai saveriani e alla loro comunità di Parma dove, come abbiamo appreso, sono morti a causa del virus tanti missionari che avevano speso la loro vita al servizio di Dio e del prossimo. La loro testimonianza di fede e di carità, soprattutto di quelli che hanno servito la comunità gallicese, è indelebilmente scolpita nei nostri cuori e costituisce un’eredità che sempre ci accompagna.







