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Gli avvenimenti più importanti della nostra vita sono misteriosi e umanamente incomprensibili. Dopo tanti anni, ci chiediamo i perché della vita. Perché siamo nati? Cos’è l’amore, che valore ha l’amicizia? Che missione e scopo hanno la mia vita? La scelta dello stato di vita come è avvenuto in me? E poi mi sento sballottato tra avvenimenti favorevoli e avversi… Sono spinto o attratto da un destino? 

La persona umana è libertà, tensione al mistero, al futuro, all’infinito. È tensione fatta di abbandono e dedizione, con la volontà di possesso e dominio. La verità o la ricerca di autenticità e la libertà di scelta hanno la stessa natura misteriosa, che si manifesta in tutta la loro potenza quando si incontrano. Si scoprono l’una fatta per l’altra e la libertà di scelta accetta di seguire la ricerca di autenticità personale. Maria pensava di sposarsi con Giuseppe, ma arriva l’angelo Gabriele che sconvolge i loro piani umani.

La voce di Dio, attraverso l’angelo, propone un sogno-progetto superiore: “«Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.  Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra… Nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»”.

Anche la vocazione-storia di Antonella Del Grosso esprime il cambio di orizzonte avvenuto per realizzare un sogno grande. Mi racconta: “Sono tanti gli episodi che raccontano l’avvento di Dio nelle nostre storie, ma alcuni ci segnano in modo particolare e non dobbiamo mai vergognarci di raccontare il bello della storia di Gesù con noi. Uno di questi eventi per me è la preghiera del Padre nostro. A 24 anni, quando ancora ero legata ad un ragazzo, una notte in sogno, la notte di Sant’Antonio di cui porto il nome, un infante balbettante incomincia a scandirmi il Padre nostro, come non l’avevo mai sentito. Mi sveglio dolcemente scossa e, pur non capendo, avverto che dovevo ritrovare quel legame che stavo soffocando nei tanti interessi della mia giovinezza. Dovevo crescere nella relazione intima con quel Padre e comprendere cosa significasse quella preghiera… quel sia fatta la tua volontà, che non avevo mai pregato con serietà. Non ho mai dimenticato quel richiamo forte alla preghiera di quella notte, quell’invito alla comunione intima con Lui, che poi ha cambiato la mia vita. La preghiera come relazione-dialogo mi ha aperto all’esperienza dello Spirito, che un giorno mi ha toccato profondamente. E io ho potuto dire parole non del tutte mie: «Gesù tu sei davvero il Risorto, sei vivo, e io lo devo dire a tutti».

E così l’intuizione di una chiamata specificatamente missionaria, il sentire bello e possibile la mia realizzazione come donazione a Dio ed essere missionaria incomincia a inserirsi per grazia nel mio cuore. Il volontariato, il servizio, non mi bastavano. E forse non mi bastava più neanche l’amore di un uomo, fino ad allora così importante. Si era svegliata una strana sete e fame di qualcosa che non comprendevo ancora. Come e dove seguire quell’intuizione? Su quale strada, cosa concretamente dovevo fare nella mia vita? Ed ecco ancora il suo mormorio leggero nella preghiera, davanti all’Eucarestia, davanti al suo dono incondizionato: «Non è quello che devi fare per me che mi interessa. Guarda il mio corpo, io su quella croce ero totalmente impotente, non facevo nulla, ma stavo dando tutto, tutto me stesso per te e per i fratelli… Tu donami tutto, tutta te stessa per me e il mondo».

Ho capito pian piano che il Signore mi stava chiamando a una modalità specifica per realizzare il desiderio di annuncio, che Lui stesso aveva posto nel mio cuore, cioè con la consacrazione di me stessa, con i voti religiosi, pur spaventata molto dall’idea di una struttura e di un abito. Ho iniziato il mio cammino di discernimento-riflessione, accompagnata da un presbitero, che è durato 4 anni. Mi ha portato a raccogliere informazioni sulle Missionarie di Maria-Saveriane, perché specificatamente missionarie, senza abito e senza grandi strutture, e soprattutto figlie di un a un Tutto, scritto su una cartolina da p. Giacomo Spagnolo a Celestina Bottego (cofondatrice), dietro un bel crocifisso di Velasquez.

Ricordo ancora che quando ho parlato delle saveriane al mio padre spirituale lui non le conosceva, ma aveva in parrocchia il giornale dei saveriani con la pagina di Taranto. Abbiamo chiamato e loro ci hanno indirizzato alla sede delle saveriane di Roma. Dovevo fare ancora un passo molto doloroso per me: dirlo ai miei genitori. Alla nascita, sono stata un po’ la sorpresa-regalo della femminuccia attesa dopo due fratelli. Certamente, la chiamata missionaria non è stata la più bella notizia per loro. Ma mio papà mi ha rasserenato dicendomi: «Ho sempre pregato per le vocazioni e quando il Signore chiede a me questo dono, non posso negarglielo».

Risento ancora brillare forte nel mio cuore un detto imparato da giovane: «Se molti uomini, di poco conto, in molti luoghi di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia della Terra può cambiare» e ancora: «È meglio accendere una candela che maledire il buio»”. 



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