La stola e il grembiule, Qualche riflessione per ricominciare
Per noi studenti saveriani di teologia a Parma, l'ultima settimana di giugno è stata particolare e molto... adrenalinica. Approfittando dell'ordinazione del friulano p. Denis Iurigh, abbiamo deciso di tenere la nostra verifica annuale proprio a Udine. Padre Denis ha studiato per sei anni teologia a Parma ed è stato ordinato diacono lo scorso dicembre con Reinaldo e Alfonsus. Durante la settimana in preparazione all'ordinazione sacerdotale, abbiamo avuto l'opportunità di fare animazione missionaria.
L'ordinazione di Denis
Arrivati il 21 giugno a Udine, dopo cena abbiamo partecipato al pellegrinaggio e alla veglia di preghiera preparata dagli amici della parrocchia dove è nato p. Denis. I diaconi Reinaldo (brasiliano) e Alfonsus (indonesiano), compagni di studi di p. Denis, hanno dato la loro testimonianza vocazionale. Tra una visita al santuario del monte Lussari e la conclusione della verifica, abbiamo partecipato a un incontro che aveva per tema: "La stola e il grembiule". Alcuni di noi hanno dato la propria testimonianza.
La nostra settimana si è conclusa partecipando all'ordinazione di p. Denis nella cattedrale di Udine, sabato 27 giugno, e alla sua prima Messa nella parrocchia di San Giovanni al Natisone, la domenica. Padre Denis sarà missionario in Camerun, ma prima dovrà vedersela con la "lingua di Molière", andando a Parigi per imparare il francese. A lui, i nostri migliori auguri! Possa sempre impostare la sua vita vivendo i simboli della stola (potere dell'amore) e del grembiule (servizio ai fratelli).
Un rospo che non va giù
E ora vorrei passare a un altro argomento. Visto che gli animi si sono un po' placati, mi permetto di fare una riflessione su un evento successo qualche mese fa, in occasione della visita del Papa in Camerun. Vorrei commentare le esternazioni fatte dalla stampa sulla vicenda dei "preservativi". Sono stanco e indignato di sentire persone far finta di avere a cuore le sorti dell'Africa quando in realtà non è così. Possibile che nessuno abbia colto, dietro le parole del Papa, il vero intento del suo intervento e che quasi tutti, anche quelli che avrebbero dovuto essere più attenti, siano cascati nella trappola dei media?
È chiaro che il vero problema sta altrove. Mi vengono in mente alcune domande: come mai nessun capo di stato africano ha reagito come hanno reagito certi governi occidentali? Come mai nessuno ha più fatto allusione al discorso del Papa al suo arrivo all'aeroporto di Yaoundé, in Camerun? Perché nessuno è andato a leggere per intero la sua risposta?
Cerchiamo di fare sul serio
Il nocciolo importante della questione, invece, sta nella possibilità e nel diritto di tanti malati di accedere ai medicinali, i cosiddetti retrovirali. Nessuno ha sollevato il problema della manipolazione esercitata dalle potenze farmaceutiche. Nessuno ha constatato che tanti bambini nascono sieropositivi e che questa situazione si potrebbe evitare fornendo alle mamme malate di Aids le medicine giuste...
Aiutare almeno le donne africane malate sarebbe un gesto di vera solidarietà umana e cristiana. E sarebbe ancora poco, in confronto al continuo sfruttamento delle preziose risorse minerarie del continente nero.
Sarebbe ora di smetterla di prenderci in giro e di fare come lo struzzo che nasconde la testa nella sabbia. Apriamo gli occhi e guardiamo in faccia la realtà. Se amiamo davvero l'Africa, accettiamo di comprometterci per il bene di quei poveri che nel mondo muoiono, mentre pochi guadagnano tanto, speculando su ciò che sarebbe utile per salvare molti.








