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Padre Giovanni Martoccia è originario della Basilicata, ma è cresciuto a Genova. Dopo aver frequentato il Seminario Diocesano, è entrato nei missionari Saveriani. È stato in missione in Bangladesh e, soprattutto, in Brasile Nord (Amazzonia) dove lavora da 30 anni.

In questi giorni di convivenza nella comunità della Casa Generalizia a Roma, dove ho goduto di un mese di genuina ospitalità al mio rientro dal Brasile, mi è venuta in mente questa frase: “Vedete, come è bello e gradevole che i fratelli stiano insieme…”. 

                               Molto edificante per me la calorosa e fraterna accoglienza, la partecipazione di tutti nel servizio in refettorio e nelle varie attività comunitarie, dalla liturgia agli incontri di aggiornamento e condivisione. Ringrazio infinitamente per questa splendida esperienza. Ho potuto notare soprattutto l’impegno missionario di tutti i confratelli, sia quelli chiamati nell’animazione che nella formazione, attraverso i vari strumenti di comunicazione disponibili, e anche i giovani studenti che si dedicano allo studio della lingua italiana in attesa di iniziare la teologia a Desio. 

È stata una grande gioia per me vedere questa vitalità della nostra famiglia saveriana, soprattutto considerando il fatto della mia fase di declino dall’impegno attivo nel servizio di evangelizzazione in missione, a causa di un infarto che ha ridotto notevolmente le mie energie. Continuiamo camminando animati da una speranza che non delude, perché lo Spirito di Cristo risorto, vero protagonista della missione della Chiesa, ci fortifica e ci conforta in mezzo ad ogni tipo di difficoltà, facendoci superare tutti gli ostacoli che possono, sì, rallentare, ma non impedire il nostro cammino di fede in sinodalità. 

In Brasile, durante gli ultimi trent’anni, ho potuto offrire un piccolo contributo nella formazione biblica del popolo di Dio attraverso programmi alla radio, sussidi e articoli sul giornale arcidiocesano di Belém. Ma particolarmente impegnativi sono stati i vent’anni di insegnamento della Sacra Scrittura nell’Istituto Teologico Regionale, sforzandomi di stimolare gli alunni ad amare la Parola di Dio, lasciandosi catturare dal suo fascino e illuminare dallo splendore della sua luce. È inutile sottolineare che in tutto questo lavoro il primo e maggior beneficiario sono stato io stesso. 

La Parola di Dio è la lampada che guida i nostri passi e riscalda i nostri cuori in un mondo sempre più devastato dall’odio e dalla discordia, da guerre senza fine, genocidi e degradazione ambientale. Convertirsi alla fraternità, superando tutte le discriminazioni etniche e religiose, culturali e sociali, perseverando nella realizzazione di un sogno di pace, di fare del mondo una sola famiglia, è l’utopia alla quale noi missionari non rinunciamo mai. Lasciamo che sia Gesù, nostro Signore e Maestro, a guidarci nel cammino del dialogo, sincero e fraterno, perché solo Lui conosce a fondo i percorsi della storia e i labirinti del cuore umano, questo cuore che lui stesso ha formato.



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