Skip to main content
Condividi su

Papa Francesco ha scelto il tema “Pellegrini di Speranza” per l'Anno Santo 2025. Ma di che speranza stiamo parlando? Di quella che sfida la nostra epoca, così piena di incertezze, crisi economiche, intolleranze e ingiustizie. È una speranza che va controcorrente, come sempre. È una chiamata a non mollare, a non piegarsi di fronte a un mondo che spesso sembra sordo e cieco ai bisogni dei più deboli.

E il Sinodo? Anche qui, papa Francesco spinge la Chiesa ad essere più sinodale, inclusiva, una comunità che cammina insieme e ascolta, dove ognuno ha voce. Ma attenzione: non è solo una Chiesa che guida dall’alto, ma una che si sporca le mani, che cammina accanto ai fedeli, che li coinvolge davvero. Il Giubileo e il Sinodo si intrecciano come fili di uno stesso tessuto, quello di una Chiesa viva e attiva, non spettatrice passiva del mondo.

Proprio nel mistero del Natale si incarna questa speranza. Ma quale Natale? Quello dolce e illuminato dai buoni sentimenti? No! Il primo Natale non fu certo un festival di luci e gioia. Fu un viaggio faticoso, pieno di rifiuti e freddo, con il mondo che accoglie il Figlio di Dio nell’indifferenza e nella miseria. Su tutto questo gravava la pesante cappa dell’ingiustizia e del dolore. E oggi? Non è poi così diverso, no? Viviamo tempi cupi, con famiglie schiacciate da crisi economiche, discriminazioni e violenze.
Eppure il Natale, allora come oggi, si inserisce silenziosamente nel buio del mondo con una forza disarmante. Non fa promesse di cambiamenti rapidi, non porta miracoli istantanei. E cosa fa? Cambia le relazioni umane, ci costringe a guardare l’altro con rispetto e accettazione, influenzando i contesti in modi sottili ma potentissimi.

Tre segnali di speranza emergono persino in questo nostro tempo difficile. Uno di questi lo troviamo in Israele, dove alcune famiglie ebree e palestinesi, devastate dalla violenza, non hanno scelto la vendetta. Al contrario, si sono cercate, si sono sedute insieme, hanno pianto e deciso di lavorare per la pace e la riconciliazione. Un fiore del Vangelo nato su un terreno di dolore, ma che testimonia la presenza viva di Dio anche dove meno ce lo aspettiamo. Questo ci dà speranza, anche oggi, tra le macerie del nostro tempo.

E qui arriva la provocazione più grande. Isaia ci dice: “Un bambino li condurrà”. Ma dove nascerebbe oggi quel bambino? Non certo a Betlemme. Gesù nascerebbe tra le rovine di Gaza. Sì, proprio lì, tra le macerie, non su un carro armato israeliano, né in un tunnel segreto. Gesù nascerebbe disarmato, come nascono tutti i bambini, completamente indifeso. E proprio in mezzo a questo disastro, ci insegnerebbe una lezione sconvolgente: la vera forza non viene dalle armi. Le armi non le ha inventate Dio. Noi ci armiamo perché non ci fidiamo della nostra forza, né di quella dello Spirito. Ma è solo con le mani vuote che possiamo davvero trasformare il mondo.

Gesù, con una speranza folle, crede che sia possibile riconciliare i nemici. Non è un guerriero, non è un diplomatico. È un bambino disarmato che ci mostra la strada verso la pace. Una pace che sembra impossibile, ma che è proprio ciò che il Natale rappresenta. Dio non si è fatto solo uomo, si è fatto bambino. E non un bambino qualunque, ma un bambino disarmato. Questo è il Natale: Dio che ci invita a credere nella speranza, anche quando tutto sembra perduto.

Proprio in questo spirito, vi auguriamo un Natale di pace, un Natale di speranza che nasce tra le macerie. Che questo bambino, così piccolo ma così potente, possa guidarci verso una riconciliazione autentica, verso la pace vera, disarmata, quella che il mondo non sa dare ma che il cuore umano, in fondo, desidera ardentemente. Buon Natale!



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 3030.7 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Giugno/luglio 2024
Durante il weekend dei giovani missionari saveriani, abbiamo riflettuto sul volto e su ciò che esso esprime. Il più espressivo è quello dei “fedeli…
Edizione di Giugno/luglio 2014
Il titolo non me l’ha ispirato un momento di follia narcisistica. L’ho semplicemente letto in una letterina che faceva seguito a un questionario dist…
Edizione di Gennaio/Febbraio 2018
Come avrete visto aprendo la busta e il depliant contenenti i biglietti, anche quest’anno i saveriani di Brescia organizzano l’iniziativa di solidari…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito