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Il vecchio anno è si concluso com’è iniziato, ancora in modo violento: due aggressioni durante la notte (tempo propizio per i figli delle tenebre) a mano armata, con petardi e incendi di baracche e vegetazione. Erano state annunciate. Si potevano evitare, prevenire. Ma le forze dell’ordine sono, per l’ennesima volta, arrivate tardi. Ho visitato la famiglia sopravvissuta alla mitragliata e che ha assistito, impotente, nascosta tra le erbacce della prateria, all’incendio della propria baracca e di quel poco che aveva. Nel pomeriggio la perizia della Polizia Federale ha raccolto 13 bossoli ed una pallottola non esplosa. I leader hanno deciso che era importante resistere e che, nonostante le minacce ricevute, avrebbero organizzato una cena comunitaria ed una veglia sul luogo dell’attacco. Ho portato con la jeep padelloni ed alimenti. Poco dopo essere ripartito, alle 21.10 suona il cellulare: “Ci stanno sparando addosso; Paolina è stata ferita al collo da un mortaretto”. Un’altra notte di panico. La penultima dell’anno. Sapevano che sarebbero stati nuovamente aggrediti, ma non sono ritornati sui loro passi. Sono di una tenacia e coraggio ammirevoli, qualità che i Guarani attingono dalla loro profonda spiritualità. Anche le decisioni politiche sono prese solo dopo che lo sciamano(a) e la comunità sono stati illuminati da Tupã. È Lui che li guida e determina cosa devono o non devono fare. Che meraviglia sarebbe anche per noi cristiani se ci lasciassimo guidare dal Verbo che si è fatto carne! L’ultima notte dell’anno i Guarani si sono radunati nella “casa della preghiera”, luogo sacro, dei rituali, dei battesimi, delle danze, delle cure, delle storie e dei saperi raccontati, delle decisioni politiche... Auguro a loro che nel nuovo anno continuino ad alimentare la Speranza che porta alla Terra senza mali.
P.S. Il 3 gennaio sono andato a trovare altri 4 feriti e le loro famiglie. Uno rimarrà sulla sedia a rotelle. Difficile alimentare la Speranza quando non si riesce a scorgere la fine del tunnel.



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