La realtà più bella…
Ci dice San Paolo: “Guai a me se non annunciassi il Vangelo”. E ci racconta i sentimenti del suo cuore di apostolo delle genti. Chi ha conosciuto Gesù, ne ha fatto esperienza vitale, non può non comunicare agli altri la fede ricevuta in dono.
È stato così anche nella mia povera storia. Sempre, fin dai primi anni di sacerdozio, sentivo il desiderio di vivere un’esperienza in terra di missione. Quando il mio Vescovo mi ha chiamato per dirmi che potevo realizzare il desiderio di andare per un periodo in Argentina mi sembrava di sognare. Non che in parrocchia, in mezzo alla gente (soprattutto con i ragazzi e i giovani), non mi sentissi “missionario”, ma andare lontano, in luoghi e comunità dove purtroppo c’è più necessità di presbiteri, sembrava maggiormente realizzare la mia vocazione missionaria.
Per due anni sono stato in Argentina, nella diocesi di san Ramon de la Nueva Oran, all’estremo Nord in provincia di Salta. Dopo alcuni mesi di ambientamento, sono stato nominato amministratore parrocchiale nella parrocchia Santa Rosa da Lima in Colonia Santa Rosa, cittadina di oltre 20mila persone. È stato un periodo intenso e fisicamente faticoso, ma sempre gioioso e gratificante. Non è stato facile comprendere non tanto la lingua quanto la mentalità e le abitudini. Da diversi anni non c’era la presenza fissa del prete e poi finalmente ecco la chiesa aperta ogni mattina, le celebrazioni quotidiane, gli incontri di catechesi nei diversi barrios di periferia. La povertà era tanta, ma ancora più grande la solidarietà e la carità presente nella vita comunitaria.
Ero felice perché potevo condividere con loro Gesù. Lì ho capito veramente l’esperienza di San Pietro alla Porta Bella del Tempio quando al paralitico che gli chiedeva l’elemosina ha risposto “di non avere né oro né argento ma di donargli quanto possedeva, Gesù Risorto”. Il ricordo indimenticabile e più grande di questa esperienza è il sorriso sempre presente nel volto di ogni persona. Poveri, ma sorridenti e fiduciosi, ricchi non di beni materiali ma di fede e speranza nel Signore.
Richiamato in diocesi, tutto continua anche se con modalità diverse. Quasi tutti gli anni, quando gli impegni pastorali lo permettono, il periodo di riposo lo trascorro ancora lì, tra gli amati “Santarosegni”. Parlare e raccontare con passione questa esperienza ha creato un legame forte con Bitti, mia comunità parrocchiale attuale, per cui si è costruito un ponte spirituale costituito dalla preghiera e dalla solidarietà. Questo gemellaggio fa sì che tutti i giorni comunitariamente si dica la “preghiera missionaria” e nella “quaresima di fraternità” si testimoni la carità con l’aiuto materiale. L’animazione missionaria non si limita alla parrocchia perché, per mandato del Vescovo, si è impegnati anche nell’Ufficio missionario diocesano. Cristiano, discepolo di Gesù, missionario: la realtà più bella.








