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Fratel Angelo Ferrari

Lasciò la fidanzata per andare missionario in Africa. La vita di "Bwana Frera", come lo chiamavano gli africani del Burundi e del Congo, è . un romanzo, una grande avventura degna di essere conosciuta. Angelo fu veramente "il signor fratello" per tanti africani di cui divenne amico fedele e generoso, maestro di vita e di lavoro per trent'anni.

Nato a Leno (BS) nel 1917 da una famiglia patriarcale che contava ben 42 persone dedite al lavoro dei campi, passò la sua giovinezza a Galliano (CR), dove dopo la scuola elementare ottenne un diploma in casearia. All'inizio della Seconda Guerra Mondiale combattè su vari fronti, fino a cadere prigioniero e finire in un campo di concentramento per due anni.

Ritornato in paese ricominciò la sua vita di agricoltore e di casaro. Desiderando farsi una famiglia sua, si fidanzò con una brava ragazza insieme alla quale frequentava l'Azione Cattolica, entrambi decisi a vive0 re il fidanzamento in castità secondo gli insegnamenti della Chiesa.  Prima di fissare la data del matrimonio e per prepararsi meglio al grande passo, Angelo fece gli Esercizi spirituale.

Ne uscì completamente trasformato: con il consiglio del suo direttore spirituale decise di lasciare la fidanzata per entrare in un Istituto e farsi religioso missionario. Aveva 31 anni e non poteva perder altro tempo: si sarebbe donato  interamente a Dio come "fratello coadiutore". Non avrebbe potuto celebrare la Messa o confessare come fanno i preti, ma avrebbe continuato a coltivare i campi e fa re tanti altri lavori.

L'importante per lui era di essere tutto del Signore, pronto come Lui a dare la sua vita per il prossimo. Entrato nel noviziato a Ravenna tra i Missionari Saveriani e fatta la professione religiosa nel 1949, rimase colà per una decina d'anni come direttore dell'azienda agricola e maestro di lavoro dei novizi ai quali era sempre di esempio per l'umiltà e la semplicità: parlava poco, ma faceva molto.

Nel 1959 potè finalmente realizzare il sogno missionario e partì per l'Africa Centrale. Oltre a fare il lavoro che meglio conosceva, l'agricoltore e l'allevatore di animali domestici, imparò da un missionario belga l'arte del muratore. Iniziò a costruire chiese, residenze dei padri e delle suore e altri edifici necessari alle varie missioni con l'aiuto di un bel gruppo di operai che egli stesso istruiva e guidava nel lavoro.

Con loro aveva un rapporto di amicizia e di dialogo: essi non si sentivano dei semplici dipendenti, ma dei collaboratori. Amava incontrarli anche fuori del lavoro: andava nelle loro capanne per conoscere meglio i problemi e le difficoltà delle loro famiglie. Spesso li aiutava, secondo le sue possibilità, ad affrontare la grande spesa della "dote", senza la quale non era possibile sposarsi. E loro ricambiavano il suo affetto paterno.

Da questo gruppo di operai uscivano dei veri e propri specialisti di costruzioni, poi chiamati in altre missioni, specialmente dove "Bwana Frera", "il signor fratello", era destinato. Dopo 30 anni di vita missionaria vissuta in diversi posti lontani dalle città e sperduti nella foresta, fratel Angelo dovette tornare definitivamente in Italia per curare la salute minata dalla cattiva circolazione.

A Parma, nella Casa Madre egli continuò a fare il missionario silenzioso con la preghiera e il sacrificio: aveva sempre la corona del rosario in mano: dava a tutti un grande esempio di pazienza, di coraggio e di serena accettazione della malattia. Ha saputo vivere fino all'ultimo "come il servo buono e fedele che il Signore al suo ritorno ha trovato pronto ad accoglierlo" (Lc 12,37).

Nel Suo Regno Egli stesso si accingerà a servirlo, e Bwana Frera si schermirà e vorrà continuare "in grande" la sua. missione in terra africana, perché Gesù sia conosciuto e amato da tutti.



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