La missione quotidiana a Cortoghiana
Prima di ammalarsi, Paola mi ha invitato ad accompagnarla per consegnare le buste degli Otto dies a Cortoghiana e dintorni. Così, ho potuto conoscere tante famiglie. Mi ha fatto promettere di continuare il suo servizio, anche se ero un po’ dubbiosa, perché era qualcosa di importante.
Dopo qualche mese da quel giorno, Paola ci ha lasciato e così ho cercato di mantenere la promessa. All’inizio ho fatto un po’ di fatica, ma il Signore mi ha aiutato. Ho conosciuto tante persone sole che avevano bisogno di parlare, di essere ascoltate e di un sorriso. I saveriani mi sono stati vicini nelle presentazioni e così mi sono sentita meno sola.
Quando avevo dieci anni, ho perso mia madre e a quindici anni anche mio padre. Ho dovuto accudire io una famiglia numerosa. Mi sono sposata e ho avuto problemi di salute. Ho accudito anche alcune persone anziane della famiglia di mio marito. Tutto questo mi impediva di partecipare alla vita parrocchiale. Dopo un intervento chirurgico, però, cominciai a sentire il bisogno di conoscere meglio Gesù, di pregare, di partecipare all’Eucaristia.
Ho conosciuto Paola e anche il parroco mi ha aiutato in questo nuovo cammino. Ho fatto anche del volontariato ma, causa Covid, abbiamo dovuto interrompere. In ogni caso, partecipo attivamente alla vita parrocchiale. La preghiera ormai è diventata qualcosa di importante e mi aiuta a superare tutte le difficoltà. Vorrei ricordare a tutti, soprattutto ai più giovani, che l’esperienza del volontariato ci dà molto di più di quello che diamo.
Concludo, raccontandovi un piccolo fatto che mi è successo qualche anno fa. Un bambino che accompagnavo a scuola, un giorno, mi chiese se io volevo più bene a lui o a Gesù. Gli risposi che se non amavo Gesù, non avrei potuto amare nessuno, perché è Gesù che ci dà tanto amore per poi donarlo agli altri. Lui ha dato la sua vita per noi.







