La missione, non per turismo
Visitare, per diventare testimoni
C’è un “turismo missionario” che dà fastidio. Visitare la missione non è un safari. I missionari e la gente non sono abitanti di una riserva esotica. Non si tratta di fare una vacanza diversa, magari low cost - a basso prezzo; di ammirare e godere senza soffrire; di guardare senza sporcarsi le mani; di andare e tornare, restando come prima.
Eppure, visitare le missioni è importante; è un’esperienza che arricchisce. È un atto squisitamente umano e pieno di senso ecclesiale. Fa parte dello spirito e del metodo della missione cristiana. Vuol dire credere nella fraternità universale e nel messaggio evangelico, da condividere e testimoniare.
Ma come compiere queste visite con lo spirito giusto?
Le visite bibliche. Nella bibbia si parla spesso di “visite”. La più famosa è la visita di Maria all’anziana cugina Elisabetta, ambedue madri in attesa. Maria ha portato in quella casa l’entusiasmo della giovinezza e lo Spirito Santo, di cui era ricolma. E con gradita sorpresa, ha proclamato le meraviglie di Dio, che opera “grandi cose” con le persone umili e ben disposte.
L’altra visita famosa è quella dei tre Ospiti alla tenda di Abramo. La sua grande ospitalità è stata premiata con la promessa della fecondità per la sposa Sara e con la benedizione divina, che ha trasformato il vecchio patriarca in “padre dei credenti”.
Gesù stesso visita le famiglie. Passando di villaggio in villaggio, s’intrattiene nelle case e gode dell’ospitalità. L’evangelista Giovanni afferma che il Verbo “venne fra la sua gente; venne ad abitare in mezzo a noi”. Gesù è il visitatore divino. Svolge la sua missione con la modestia e il fascino dell’ospite che arriva e chiede di essere introdotto nell’intimità della casa.
C’è una missione... a distanza, profondamente spirituale. Ma generalmente, la missione è fatta di visite. Il missionario stesso è un autentico visitatore di popoli, di culture, di esperienze. Egli visita, portando con sé la “buona notizia” di Cristo. Entra in casa, saluta, conosce e si fa conoscere, offre e chiede familiarità. Segue lo stile missionario di Gesù.
Visitare le missioni, per noi cristiani, è come visitare l’umanità. Senza sospetti né preconcetti; non per curiosità, ma per amore. Per vedere e ascoltare, per accogliere le persone dentro di noi, con tutte le loro storie. Le visite sono sempre un magnifico scambio di doni: fraternità, amicizia, familiarità, il meglio di sé. Tanto si offre e tanto si riceve.
Quando ho saputo da p. Alfiero Ceresoli che stava per portare i sei novizi brasiliani in visita alle missioni dell’Amazzonia, gli ho subito fatto una proposta: raccontare questa visita ai nostri lettori. Sapevo di dargli un grattacapo in più, ma ha accettato volentieri la sfida. Nelle pagine centrali di questo mese, trovate i racconti scritti dal “maestro” e dai suoi “novizi”. Ringrazio p. Ceresoli e i giovani brasiliani, perché hanno condiviso con noi i frutti della loro esperienza. È il loro Magnificat, dopo la visita ai missionari.







