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La missione di frontiera sul Rio Bravo, in Texas

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Sabato 22 giugno 2019 arrivavo nel sud del Texas (Stati Uniti), con una temperatura di circa 45 gradi. Dovevo sostituire per una settimana il presbitero nella parrocchia del Sacro Cuore a maggioranza latino-americana, diocesi di Brownsville, al confine con il Messico. Poco più in là, il fiume Rio Bravo, già vicino alla foce, era minaccioso e con correnti impetuose.

p.3 BrownsvilleLa parrocchia è aperta ai rifugiati e agli immigrati. Infatti, a turno, tutti i giorni, alcuni membri della parrocchia andavano per le strade a dialogare e ad aiutare uomini, donne o bambini che oltrepassavano la frontiera, nuotando nel Rio Bravo o pagando i “coyotes”, che li guidavano attraverso il fiume, dove si suppone che la polizia non sorvegli. Si tratta di persone che hanno bisogno di tutto, sempre con il rischio di essere presi dalla polizia di frontiera, per riunirsi a parenti e familiari in alcune città degli Stati Uniti. In loro, c’è paura, e desiderio di essere protetti. Per questo, sanno che la parrocchia può dare assistenza, anche nel parlare la stessa lingua: lo spagnolo.

Durante le Eucaristie della domenica, la chiesa era piena, mentre in strada già si trovava chi la notte aveva passato il confine e aspettava l’aiuto necessario per continuare il viaggio. Lunedì 24, ci era arrivata la notizia che a circa due chilometri da noi erano stati trovati i corpi senza vita di un giovane padre e della sua figlioletta di appena 23 mesi, abbracciata al papà, a faccia in giù nelle acque e nel fango del Rio Bravo. Arrivavano da El Salvador, scappavano dalla fame e dalle minacce di morte delle bande armate che esigono dalla gente il loro salario. Ho visto i giornali italiani che riportavano i dettagli di questo fatto, mentre la televisione americana non faceva altro che mandare in onda le immagini. L’uomo era arrivato con la sua famiglia sulla sponda messicana, deciso ad attraversare il fiume verso gli Usa. Aspettò la sera, poi attraversò prima con la bambina e la lasciò in salvo sulla riva opposta. Mentre stava tornando per aiutare la moglie a passare il fiume, la bimba cominciò a piangere e si gettò nel fiume per raggiungere il padre, ma le acque li travolsero, spingendoli più a sud.

Dopo aver saputo della tragedia, avvenuta così vicina a noi, ci siamo riuniti in preghiera nella chiesa della parrocchia. Nello stesso giorno, altre due persone poco più lontano erano state trovate nel fiume senza vita. Ho invitato, chi volesse, a dire due parole. Molti si sono alzati e si domandavano cosa avrebbe voluto Cristo da loro. Altri chiedevano: da che parte stare? Da parte del legislatore che difende i suoi confini, costruendo un muro invalicabile, o dei clandestini, che scappavano dalle guerre e dalla violenza cercano un mondo migliore? Dove ci chiama il Signore, a chi ci invita, mentre a pochi passi si consumava la tragedia?
Ecco la domanda a cui siamo chiamati a rispondere ogni giorno: il fuoco dell’Amore che Cristo è venuto a portarci, a chi mi spinge oggi, domani, nella mia famiglia, nella società? Solo guardando a Lui e al suo vangelo avremo la risposta.



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