La Messa d’oro di p. Leone Occhio in Brasile
L'invito a partecipare alla celebrazione dei cinquant'anni di sacerdozio missionario di p. Leone Occhio, saveriano cremonese, mi è arrivato in tempo utile per farlo entrare nella mia agenda. Così il 26 gennaio, dopo circa un'ora e mezza di macchina, sono arrivato puntuale a São Paulo Guaianazes.
Un'atmosfera gioiosa
Entrando nella chiesa del "Sacro Cuore di Gesù" ho trovato un clima di festa: le bandiere delle varie nazioni, dove i saveriani sono chiamati a evangelizzare, erano esposte lungo le pareti della chiesa pitturata di fresco per l'occasione. La corale stava facendo le prove di canto, i bambini si rincorrevano tra le file dei banchi e sbucavano allegri e felici da ogni angolo della chiesa. La gente, tanta, tanta davvero, era quella tipica della periferia: vestita a festa, entrava da tutte le porte.
Ecco finalmente arrivare il vescovo, un salesiano alla "Papa Giovanni". Viene subito circondato dalla gente, dai saveriani e dai sacerdoti diocesani, dai bambini che egli accarezza alla maniera di don Bosco. Un mio confratello commenta: "Vedi come il nostro «padre Leoncello» ha il volto brillante e si muove con agilità per salutare e abbracciare tanta gente... Sembra proprio un buon pastore che conosce e ama le sue pecorelle!".
50 rose, 50 abbracci
La liturgia della Parola è stata presieduta dal vescovo, ma l'Eucaristia è stata celebrata dal padre "giubilante". All'interno del mistero eucaristico è stata ricordata la vita sacerdotale, apostolica e missionaria di p. Leone nelle sue varie tappe: dall'infanzia ai giorni d'oggi.
La gente ha partecipato durante tutto il tempo della concelebrazione, durata quasi tre ore. Si è emozionata specialmente in uno dei numerosi momenti di omaggio a p. Leone, quando cinquanta persone di tutte le età sono uscite dai banchi e si sono dirette all'altare per offrire una rosa al missionario festeggiato. Insieme alla rosa, ogni persona dava e riceveva un caloroso e affettuoso abbraccio. In quel gesto di amore reciproco, tutta la comunità si sentiva rappresentata e accolta dal loro sacerdote p. Leone.
Un pane appena sfornato
Patrizia, rappresentante dei giovani, ha concluso il suo discorso in onore di p. Occhio dicendo: "Padre Leone si è fatto tutto a tutti; si è lasciato mangiare dalla comunità come un pane appena sfornato". È stata una celebrazione caratterizzata da semplicità e da viva fede, che ha aperto i cuori della gente alla speranza: "un altro mondo è possibile!".
La festa per i cinquant'anni di ordinazione di p. Occhio è stata un'ulteriore conferma della bella intuizione del beato Conforti: "Il missionario è la personificazione più bella e più sublime della vita ideale. In spirito egli ha contemplato Gesù Cristo che indica agli apostoli il mondo che dev'essere conquistato al vangelo, e ne è rimasto rapito!".
La mano di Dio sulla testa
Padre Leone ha scritto un commento a p. Dante Volpini, in occasione del suo 50° di sacerdozio. "Caro Dante, è bello poter ringraziare insieme il Signore e sentire che la sua grazia ci ha accompagnato in mezzo a tanti cambiamenti. Quante esperienze, persone, ambienti e situazioni diverse ho vissuto in questi anni. Però a me sembra che la missione sia sempre agli inizi.
In questa periferia di metropoli, tra bairros, favelas e condomini, in mezzo a un grande miscuglio di religioni, dove tante sono le necessità e molta la violenza, mi domando: «Cosa facciamo noi missionari davanti a tanta sete di dignità e di giustizia. Cosa possiamo fare noi che siamo gocce in un mare?». Eppure, in ogni celebrazione esplode la festa, la gioia e la riconoscenza. Ringrazio il Signore perché mi ha tenuto la mano sulla testa in questi 50 anni".
Caro p. Leone, il Signore ti benedica per tanti anni ancora!








