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Mons. Giudici è vescovo di Pavia e presidente di Pax Christi Italia. Ha tenuto una meditazione nella chiesa dei salesiani in Ancona, all'inizio della marcia per la pace, nel contesto della preghiera ecumenica.

Testo evangelico: Luca 20, 20-26

Si misero a spiarlo e mandarono informatori, che si fingessero persone giuste, per coglierlo in fallo e poi consegnarlo al potere del governatore. Costoro lo interrogarono: «Maestro, è lecito o no, che noi paghiamo la tassa a Cesare?». Rendendosi conto della loro malizia, Gesù disse: «Mostratemi un denaro: di chi porta l'immagine e l'iscrizione?». Risposero: «Di Cesare». Ed egli disse: «Rendete dunque quello che è di Cesare a Cesare e quello che è di Dio a Dio». Così non riuscirono a coglierlo in fallo nelle sue parole di fronte al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero.

Si trattava di una trappola a Gesù: se nega il pagamento della tassa è contro l'autorità imperiale; se afferma che bisogna pagarla, il popolo sarà contro di lui e lo rinnegherà.

Gesù è uomo leale e libero. Risponde con chiarezza e coraggio; non nasconde nulla e aiuta anzi a camminare in avanti. Innanzitutto egli rileva una contraddizione: costoro non pagano la tassa e negano l'impero, ma usano il denaro e le strutture di Cesare: strade, merci e mercanti..., a proprio beneficio.

Una laicità rispettosa di Dio e della realtà

Gesù va oltre, ponendoci di fronte a una verità più profonda e difficile, perché afferma che "tutto è di Dio". Tuttavia, Dio lascia spazio agli uomini perché sappiano e possano dare un ordine ragionevole a ciò che essi hanno attorno a loro, in modo da garantire giustizia e sviluppo attraverso questa loro responsabilità. Questo è ciò che occorre fare attraverso il denaro di Cesare.

Gesù quindi ci introduce nella laicità positiva, cioè nel rispetto per l'autonomia delle realtà temporali. La ricerca scientifica, l'economia, la politica, l'arte...: tutto è di Dio; ma Dio lascia a noi la responsabilità e l'intelligenza per avere a che fare con la realtà in cui siamo immersi. È una parola difficile, perché deve essere attuata con equilibrio nelle situazioni più diverse.

Il denaro non va usato in maniera chiusa, solo per l'utilità propria, ma va riferito alla ricerca leale per il bene di tutti. Pensiamo alla crisi della finanza mondiale: talvolta si sottolinea come il denaro ricerchi soltanto altro denaro; non si apre a sviluppare il lavoro, la ricerca, la possibilità che una società organizzi meglio se stessa e si curi dei più fragili. Pensiamo all'altro tema difficile delle tasse da pagare per i servizi essenziali: l'istruzione, la salute, la sicurezza... Com'è difficile e impegnativo! Eppure è importante.

L'adesione del cuore è importante

La risposta di Gesù ci fa andare ancora più a fondo nella nostra vita. Gesù infatti afferma: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le tue forze". Questa parola non mette in discussione la distinzione affermata da Gesù - "da' a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio" -, ma la illustra, facendo appello alla libertà dell'uomo: "Tu sceglierai me, perché io ti ho creato e amato". È una chiamata universale, che vale per tutti, perché ogni creatura umana è amata da Dio.

Gesù chiede di seguire la propria coscienza, in modo che non ci sia obbedienza alla legge senza una decisione del cuore; in modo che venga in primo piano l'intenzione che muove ogni nostro pensiero e ogni nostra scelta. Solo così possiamo togliere la maschera ed essere uomini e donne che dicono ciò che pensano e agiscono in base all'intenzione profonda del cuore, che deve essere certamente coltivata.

La libertà religiosa, progetto personale

Come possiamo noi oggi dire concretamente che "tutto è di Dio" e che "tutto è nelle nostre mani", di uomini e donne leali e responsabili? "La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente compiuto". È un impegno che ognuno di noi assume: perché so che devo io personalmente camminare in questa direzione, porre segni di pace, realizzare presidi di pace là dove vivo, riconciliarmi con i vicini.

Per noi cristiani, la scelta personale ci aiuta a camminare in questa direzione: "agisci come hai visto agire Gesù". Sei una parte del corpo che lo rende visibile. Dunque, come Gesù, cerca la libertà dell'uomo, inserisci nel tuo vivere quotidiano lo stile di Cristo, che ama e si ferma, incoraggia e sostiene il povero e l'indigente. Quando noi amiamo la persona, difendiamo la sua dignità e libertà e la facciamo crescere, sappiamo che poniamo un saldo presidio alla pace, personale e sociale.

La libertà religiosa, progetto sociale

E ancora: come possiamo noi oggi dire concretamente che "tutto è di Dio" nella nostra vita sociale? "La pace è il risultato di un processo di purificazione ed elevazione culturale, morale e spirituale di ogni persona e popolo nel quale la dignità umana è pienamente rispettata".

La libertà religiosa fa parte dei diritti fondamentali della persona, riconosciuti dalla nostra Costituzione; quei diritti che stanno prima di ogni altra legge. Tuttavia questo diritto alla libertà religiosa si connette con altri diritti fondamentali: il diritto alla vita e all'integrità fisica, e anche il diritto di tutti gli altri a esprimere la loro fede.

Dobbiamo rinnovare questo spazio, in cui si esercita un'opinione pubblica che sa riconoscere i giusti diritti di ciascuna comunità religiosa, che sa rispettare la ricerca di adeguati luoghi di preghiera, che sa regolare l'esercizio del diritto di libertà religiosa nel nostro tempo. Anche questo è un presidio per la difesa della pace e per la sua promozione.

La pace, infatti, tocca la vita che noi viviamo quotidianamente nelle nostre strade e nei quartieri delle nostre città.



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