Il Confronto: Un'alleanza per la libertà
Izzedin Elzir è di origine palestinese, nato a Hebron, vive in Italia da 20 anni; è imam a Firenze ed è presidente dell'Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii).
Prima di iniziare qualsiasi azione, un musulmano recita questa preghiera: "Nel nome di Dio, Clemente e Misericordioso. Lode a Dio Signore della gente, Egli clemente e misericordioso, Re del giorno del giudizio, Te noi adoriamo e a Te noi chiediamo di guidarci verso la retta via, la via che hai scelto, non la via di coloro che hanno deviato" (Sura 1).
"Tu cosa hai fatto per la pace?"
È la 43.ma giornata mondiale della pace. È facile dire "pace" a parole; stare insieme non è così facile. In 43 anni abbiamo fatto un lungo cammino. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma tanti altri ancora devono essere realizzati. In particolare, la libertà religiosa nessuno di noi può realizzarla da solo, ma solo lavorando insieme. Occorre perciò un'alleanza per trovare la libertà religiosa, non contro qualcuno ma a favore dell'umanità. Questa alleanza non deve essere solo tra cristiani e musulmani, ma fra tutti gli esseri umani, per trovare una convivenza pacifica, anzi per trovare una convivenza armoniosa.
Questa libertà è una responsabilità e nessuno può tirarsi indietro. Tutti noi ne siamo responsabili. Nel giorno del giudizio, di fronte a Dio nessuno potrà dire, "Io ho delegato", perché noi siamo tutti responsabili. Nel giorno del giudizio, Dio chiederà a ciascuno di noi, "Tu cosa hai fatto per la pace?". Dio non ci chiede il risultato, ma ci chiede di impegnarci e di fare. Dobbiamo lavorare, anche se sappiamo che il risultato, alla fine, è sempre nelle mani di Dio.
La libertà non è un regalo
Abbiamo sentito parole bellissime: ora tocca a noi prendere queste belle parole e questi grandi valori e realizzarli nella vita quotidiana. Anche se non è facile passare dalla teoria alla pratica. Ma noi, prima di essere di questa o di quella fede, siamo cittadini di questo paese e di questo mondo. E allora dobbiamo lavorare per questo mondo, mantenendo ognuno di noi la propria fede e partecipando con l'orgogliosa dignità al dialogo interreligioso, per mantenere il suo spazio nella società.
La libertà non può essere regalata; si deve lavorare per ottenerla. Noi spesso in Italia abbiamo sofferto per mantenere la libertà. La libertà religiosa è un diritto sancito dalla Costituzione italiana, ma non deve rimanere solo un articolo da leggere; deve essere applicato. Noi italiani di fede musulmana questo articolo non lo vediamo applicato: è vero che nessuno ci vieta di pregare, ma troviamo difficoltà ad avere una moschea degna per le nostre comunità.
Dialogo in casa e fuori casa
D'altra parte, in altre parti del mondo, troviamo persone alle quali non solo è vietato di avere un luogo degno di preghiera, ma purtroppo vengono uccise. Condanniamo questi atti che violano la dignità della persona, che uccidono o feriscono la dignità dell'essere umano e la sua fede.
Perciò siamo in prima linea per condannare la guerra in Iraq e gli attacchi alle chiese e alle moschee. Dobbiamo essere coraggiosi nel continuare a condannare ogni violenza, senza se e senza ma, e andare avanti. Ognuno di noi deve svolgere il proprio ruolo; ognuno di noi deve prendere il proprio impegno.
Il dialogo fra di noi non è solo un obbligo religioso, ma anche civile e morale. Dialogare è una fatica, ma non possiamo sottrarci. Pensiamo alla coppia di marito e moglie: anche all'interno della famiglia dobbiamo imparare a fare dialogo, perché aiuta a dialogare poi fuori casa.
La strada per trovare la libertà religiosa è lunga, ma il terreno è fertile. Noi credenti abbiamo un'arma - la fede religiosa - che può essere usata nel bene o nel male: tocca a noi usarla nel bene per tutta l'umanità.
Dobbiamo cercare di realizzare in modo vero e sincero questi valori in cui noi crediamo e che tutta l'umanità condivide.








