La lebbra: dove e perché - La giornata mondiale
Domenica 30 gennaio: aiutateci a vincerla
Si celebrerà domenica 30 gennaio 2005 la giornata mondiale dei malati di lebbra, istituita da Raoul Follereau nel 1954. L'iniziativa mira a richiamare la nostra attenzione sul dramma della lebbra, una malattia vecchia quanto il mondo, ma che non dovrebbe più esistere, perché è completamente curabile. Basterebbe una modica spesa, che i poveri non riescono ad affrontare. La lebbra, infatti, è ancora una drammatica realtà in molti Paesi impoveriti e in via di sviluppo.
Anche il Papa, in occasione della giornata mondiale, ha pronunciato parole di solidarietà e di sostegno verso i malati di lebbra di tutto il mondo, esprimendo l'auspicio che la malattia sia definitivamente sconfitta.
Sensibilizzare, prevenire, curare
La giornata, alla sua 52.ma edizione, rientra nell'ampia campagna internazionale contro la diffusione della lebbra, che in Italia è sostenuta soprattutto dall'Aifo, l'Associazione italiana Amici di Raoul Follereau, con sede a Bologna. La campagna si muove in tre direzioni:
- informare sulla curabilità della malattia, per togliere quell'alone di paura che ancora l'accompagna e che causa l'emarginazione dei malati;
- favorire la riabilitazione delle persone guarite, in modo che possano reinserirsi attivamente nella società;
- sensibilizzare l'opinione pubblica circa l'importanza delle donazioni, al fine di poter offrire cure tempestive che evitino danni irreversibili;
Attualmente nel mondo circa 10 milioni di persone hanno la vita segnata da questa malattia. Benché da essa si possa guarire, i malati tendono a nasconderla per non essere additati ed emarginati dalla famiglia e dalla società. Molto spesso, la malattia non è neppure diagnosticata come lebbra. In questi casi, la negligenza favorisce l'avanzamento dei danni, fino a renderli gravi e cronici.
Un appuntamento di solidarietà
La giornata mondiale dei malati di lebbra è un grande appuntamento di solidarietà che si rinnova da oltre cinquant'anni. Capi di Stato, autorevoli ricercatori, persone semplici, offrono il proprio contributo alla celebrazione di questo evento. Raoul Follereau, che per il suo impegno nella lotta alla lebbra fu definito “apostolo dei malati di lebbra”, inseriva la lotta alla lebbra in un impegno più ampio di lotta ad ogni forma di emarginazione e di ingiustizia e a un costante impegno per la pace.
Quest'anno, la giornata mondiale dei malati di lebbra è dedicata in modo particolare all'Africa, come lo è stata la giornata mondiale per la pace e come lo sarà la giornata mondiale del malato, che si celebrerà in Camerun, secondo le indicazioni del Papa: “L'Africa di oggi può essere paragonata a quell'uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico; egli cadde nelle mani dei briganti che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto. L'Africa è un continente in cui innumerevoli esseri umani - uomini e donne, bambini e giovani - sono distesi sul bordo della strada, malati, feriti, impotenti, emarginati e abbandonati. Essi hanno bisogno estremo di buoni samaritaniche vengano loro in aiuto”.
Un lebbroso al minuto, forse due
In realtà nessuno può dire esattamente quanti siano i malati nel mondo. Quando si avviano piani di ricerca dei casi di lebbra in aree difficili da raggiungere, si continuano a scoprire tante persone affette dalla malattia, più di quanto non si pensasse. Tra loro, la percentuale dei bambini rimane alta. E questo significa che il livello d'infezione è alto.
La malattia è diffusa soprattutto in quella che viene definita la cintura della povertà . È un'area vasta del mondo, in cui vivono un miliardo e 300 milioni di persone che sbarcano il lunario con meno di un euro al giorno. Nel 2003 i nuovi malati registrati sono stati oltre mezzo milione (513.798); i malati sotto cura sono attualmente meno di mezzo milione (457.792). Se in totale, c'è una lieve diminuzione dei malati rispetto all'anno precedente, tuttavia in alcuni paesi i dati sono in aumento. In Angola, ad esempio, il numero di nuovi malati è aumentato improvvisamente. Ciò dimostra quanto sia necessario lavorare per individuare i casi nascosti.
La lebbra è curabile, ma non è curata
Cos'è questa lebbra? È una malattia contagiosa causata dal mycobacterium leprae . Il bacillo è stato isolato nel 1873 da Gerhard Armauer Hansen . Da allora la malattia è definita Hanseniasi o Morbo di Hansen e i lebbrosi sono chiamati hanseniani. Parole usate dagli addetti ai lavori. I malati di lebbra, alla fine, restano lebbrosi .
Il bacillo, inizialmente, distrugge i nervi periferici provocando insensibilità; a causa dell'insensibilità vengono danneggiati i tessuti e si determinano le mutilazioni. Se non trattata, provoca danni progressivi e permanenti a pelle, nervi, arti ed occhi.
Da decenni, grazie a Dio e ai progressi della medicina, la malattia è perfettamente curabile. Ma ancora oggi sono tanti, troppi i malati che non sanno di cosa soffrono, né possono avere le cure di base per fermare la malattia e guarire. Dovunque, inoltre, questa malattia bolla le persone affette con il marchio indelebile del rigetto sociale. Anche se completamente guarite, esse restano socialmente emarginate: l'impurità della lebbra continua a contagiare, come uno spauracchio, la mente dei soggetti sani.
In che cosa consiste il rimedio
Effettivamente, della lebbra c'era d'aver paura. Non esistevano rimedi, se non il miracolo o l'attesa della morte. Chi non ricorda il commovente film che racconta il coraggio e la drammatica fine di “Padre Damiano”? Solo nel 1940, con il dapsone , si cominciò ad avere una cura, ma il farmaco andava assunto per tutta la vita e aveva il solo effetto di rallentare l'avanzata della malattia. È dai primi anni ‘80, con l'introduzione della polichemioterapia (rifampicina, clofazimina e dapsone ), che finalmente dalla lebbra si può guarire. Infatti, l'organizzazione mondiale della sanità - OMS - raccomanda la polichemioterapia dal 1981.
Il periodo d'incubazione del bacillo che causa la malattia è lungo: va dai 5 ai 20 anni . Il periodo di trattamento farmacologico dura da sei mesi a due anni. Si stima che circa 10 milioni di persone subiscano oggi le conseguenze fisiche, morali e sociali della malattia.
E il trattamento della paura? Guarire dalla cosiddetta lebbra sociale è un processo ancora più lungo. Occorre tanta informazione; occorre soprattutto amore e sensibilità. Il mondo occidentale, con un impegno minimo e un po' di buona volontà, potrebbe debellare in poco tempo malattia e paura.







