La guerra non è mai santa!
Dal messaggio di mons. Hindo, arcivescovo siriano dell'arcidiocesi siro-cattolica di Hassakè-Nisibi.
Ho sentito dire che alti responsabili del Patriarcato di Mosca hanno benedetto le operazioni militari russe contro le milizie jihadiste operanti in Siria come una “guerra santa”. Voglio dire chiaramente che si tratta di un modo insensato di definire quello che sta succedendo in Siria, e che per noi quelle parole possono avere conseguenze devastanti. È pericoloso usare formule di un certo tipo, soprattutto se chi si esprime in quel modo non vive in Medio Oriente; spesso sono applicate chiavi di lettura politiche o ideologiche alle sofferenze dei cristiani mediorientali.
Fornire giustificazioni religiose agli interventi militari contro gli jihadisti è sbagliato e fuorviante per più di un motivo.
A parlare di “guerra santa” sono proprio i terroristi. Se anche noi usiamo le loro stesse parole, qual è la differenza tra noi e loro?
Con simili espressioni, si finisce proprio per confermare la loro ideologia sanguinaria: se davvero è in corso una guerra santa, potranno giustificare meglio ogni nefandezza anche contro i cristiani di qui, etichettandoli come quinte colonne del nemico che li attacca. Invece, occorre ribadire che la guerra è sempre peccato, e quindi non può esistere una “guerra santa”.
E conviene tener sempre ben chiaro che gli jihadisti non sono solo contro i cristiani, ma sono contro tutti, a partire dai musulmani che non si sottomettono alla loro ideologia e al loro dominio.
Il ricorso alla categoria di “guerra santa” rischia di fornire conferme agli stereotipi jihadisti che definiscono gli occidentali come “crociati”, con un'identificazione che è anch'essa fuorviante.








