La gioventù non esiste, i giovani sì
Si è svolta a Roma, dal 19 a 25 marzo, la riunione pre-sinodale con oltre 15mila giovani di tutto il mondo. Tremila erano reali, 15mila collegati virtualmente via facebook. È stato un momento bellissimo di condivisione, fraternità e lavoro. Papa Francesco ha convocato la riunione in preparazione alla XV Assemblea ordinaria generale dei vescovi, prevista in ottobre a Roma, con il tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
I giovani riuniti personalmente e virtualmente avevano una sola missione: “parlare senza filtri”. Il frutto della discussione è stata la redazione di un documento di 16 pagine, consegnato al Santo Padre nell’Eucarestia della domenica delle Palme. Il giovane incaricato ha usato queste parole che mi hanno profondamente colpito: “Santo Padre più che parole, in questo documento le diamo il nostro cuore”. Avendo avuto la fortuna di partecipare a questo evento, prendendo come spunto la frase iniziale di papa Francesco (“la gioventù non esiste, i giovani sì”), vorrei raccontare una delle tante belle esperienze che ho ascoltato nei lavori in gruppo. Si tratta di un giovane Italiano che è stato arrestato quando aveva 14 anni. Per cattiva condotta è stato spostato tre volte in altrettanti carceri minorili in Italia, fino a ritornare nella sua città di origine. Lì ha conosciuto un presbitero che lo ha aiutato. Si era avvicinato a questo prete non con lo scopo di cambiare di vita, ma con l’intenzione di uscire più in fretta dal carcere.
Il presbitero non gli ha parlato direttamente di Gesù, ma, nel suo modo di fare, è riuscito a far trasparire come si sarebbe comportato. Il giovane è riuscito a uscire, però, dopo qualche anno, quando già era maggiorenne, è tornato di nuovo in carcere. Ha incontrato lo stesso presbitero che continuava con la sua missione, cioè cercare di fare le cose come Gesù, senza parlare di Lui. Lo stesso ragazzo, quando condivideva nel gruppo questa sua esperienza, ripeteva: “Ho stretto un rapporto con quel prete, che ha una comunità per giovani carcerati”. Mi diceva: “Non ti parlo di Dio perché tu non hai un’idea chiara di ciò che vuoi. Un incontro con una volontaria (70 anni) del carcere mi ha fatto capire tante cose. Ho compreso tramite lei che c’era qualcosa di bello in me, un desiderio di diventare qualcuno. Io non riuscivo a vedere il bene in me, ma loro me l’hanno mostrato”.
Con questa esperienza, mi piace sottolineare il valore della vicinanza ai giovani da parte dei consacrati, dei presbiteri e anche dei laici.
Nel documento finale s’insiste continuamente sulla necessità della chiesa di stare vicino ai giovani, di non lasciarli da soli, di essere presenti là dove si trovano: università, piazze, vie, luoghi dove di solito la chiesa è assente. Lì, come ci chiede papa Francesco, dovremmo stare. Più che mai è tempo di essere veramente una chiesa in uscita.







