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La gazzella e il leone, Riflessioni dall'Amazzonia

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Il giornalista Gaudêncio Torquato racconta una interessante parabola. "Tutte le mattine, in Africa, una gazzella si sveglia. Sa che dovrà correre più veloce del leone per non essere divorata. Tutte le mattine, in Africa, un leone si sveglia. Sa che dovrà correre più veloce della gazzella per non morire di fame. Quando il sole nasce, non importa se sei un leone o una gazzella: è meglio che cominci a correre".

E commenta:

"Questo consiglio (È meglio che cominci a correre) è esposto in ambienti di lavoro, come professione di fede di alti funzionari e dirigenti di imprese. A prima vista pare un buon consiglio per chi vuole vincere nella vita. Si tratta, però, di uno stimolo alla barbarie. Dal consiglio si deduce che "leoni umani" sono autorizzati ad afferrare "gazzelle umane" che, spaventate, debbono farsi in quattro per sbrigare le loro incombenze o per schivarsi dagli attacchi dei leoni. È evidente l’esaltazione dell’istinto della violenza, la promozione di profili aggressivi, la legittimazione della lotta per spazio e potere, delle tattiche senza scrupoli e i colpi bassi, tutto giustificato dalla necessità della competitividade. In questa arena di "leoni e gazzelle", l’alternativa che si offre è una sola, correre o colpire.

Dove vanno a finire i valori della solidarietà, della cordialità, della dolcezza nei rapporti di lavoro, dell’amicizia, della comunione, del giuoco di squadra?

Si stanno accomiatando dall’umanità. Al loro posto si profila un modello squallido, un quadro tetro, un giuoco malefico, altamente competitivo, che convive con colpi di mano, sopraffazione, tradimenti, disprezzo della vita.

La scoperta dell'America

Viene spontaneo ricordare la "parabola" della gazzella e del leone in contesto latino-americano dove essa è stata vissuta fin dal primo momento dell’incontro tra europei e nativi. Ci fu un istante meraviglioso, un vero idillio: indios e europei si guardarono. Con curiosità e interesse mutuo. Poteva essere l’inizio di una storia d’amore di due popoli differenti, con favolose ricchezze umane e materiali da scambiarsi, con mutuo arricchimento.

Ma non fu così. L’incantesimo durò un istante. Poi gli europei si ricordarono che dovevano portare al Re di Castiglia, oro, molto oro, come prova della loro "scoperta". E cominciò la corsa: degli europei per acchiappare gli indios, il loro oro, le loro terre, il loro lavoro manuale. E degli indios, per salvare la pelle, la terra, la cultura. E vennero gli schiavi africani, "gazzelle" asservite, carburante di un sistema economico che offriva spazio appena ad un piccolo gruppo di "leoni".

Ricordo questa storia come missionario, e mi sento orgoglioso di quanto alcuni miei colleghi di 500, 300, 100 anni fa hanno fatto in difesa degli "indios" e degli schiavi africani, di quanto hanno detto contro gli europei, bianchi, potenti che si dichiaravano cristiani e non sentivano nessuno scrupolo a fare "la parte del leone". Ma mi scandalizzo anche perché questi gesti cristiani, queste parole profetiche sono stati pochi e deboli, così pochi e così deboli che non sono riusciti a mettere in discussione il "sistema" basato sulla lotta dei leoni con le gazzelle.

La trave nell'occhio<

E Gesù disse: "Che cos’hai da guardare il bruscolo che è nell’occhio di tuo fratello? E la trave che è nel tuo occhio non ci fai caso" Mt 7, 3. Oggi il traffico di schiavi africani su navi negriere non esiste più, né la caccia agli indios è così visibile come anticamente, ma il nostro "sistema" continua ad essere un grande e feroce "inseguimento" di leoni affamati su gazzelle disperate. Ed io, all’inizio di un nuovo anno, che è anche un nuovo secolo ed un nuovo millennio, mi sorprendo a chiedermi: "Come essere missionario in un mondo di gazzelle e di leoni? Cosa debbo dire ai leoni? Cosa debbo fare per le gazzelle?".

Il traguardo su cui siamo incamminati lo conosciamo bene: Isaia, cap. 11: "Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme ai loro piccoli. Il lattante si trastullerà sulla buca del cobra; il bambino metterà la mano nel covo di serpi velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare".

Ma, come arrivare là? Chi ha potuto contemplare la terra da un satellite artificiale, ha confessato con emozione: "Da qui non si fa distinzione tra russi e americani, tra bianchi e negri, tra terra e umanità. Siamo una unica realtà viva, radiosa, fragile come una sfera di vetro da albero di Natale appesa sullo sfondo nero dell’universo.

Abbiamo lo stesso destino comune. Dobbiamo imparare ad amare la terra come la nostra casa comune".



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