Là dove riposano i nostri missionari
Novembre è il mese che la tradizione associa al ricordo dei defunti e alla visita dei cimiteri. I saveriani sardi defunti sono 18: riposano nei cimiteri dell’isola o delle missioni. Nel pomeriggio del 2 novembre ci siamo divisi in tre gruppi per visitare i cimiteri di Sant’Antioco, Sardara e Guasila e quello cittadino di Quartu Sant’Elena. Volevamo essere vicini ai nostri confratelli con la visita, la preghiera e il ricordo di un fiore.
Sant’Antioco e p. Bruno Orrù
L’anno scorso per vari motivi non abbiamo potuto recarci a Sant’Antioco sulla tomba di p. Bruno Orrù, tanto ricordato e amato dalla gente. Da Cagliari, stavolta, sono partiti p. Giuseppe Marzarotto, p. Ezio Meloni e p. Giuseppe Veniero.
La nipote di p. Bruno, signora Marinella, li ha guidati nella visita nel cimitero, dove don Giulio, uno dei parroci della cittadina, si preparava a celebrare l’Eucaristia. Molto gentilmente li ha invitati a concelebrare. Alla fine, hanno avuto l’occasione di intrattenersi con una quindicina di persone, vecchie conoscenze dei saveriani, alcune di loro impegnate per le missioni. Nelle vicinanze, il comune ha voluto intitolare una piazzetta “A p. Bruno Orrù, Missionario”, in sua memoria e in ricordo dell’importanza della missione.
A Guasila, p. Ivaldo Casula
Padre Luigi Caria, fratel Guglielmo Saderi e p. Gianni Zampini sono partiti alla volta di Guasila. Hanno visitato la tomba dei famigliari di p. Luigi, e hanno sostato sulle tombe di p. Walter Giua e dei genitori di p. Ivaldo Casula, il cui corpo riposa nel cimitero saveriano di Makeni (Sierra Leone).
Si sono poi recati nella chiesa di Guasila dove, in una cappella, sono tumulati i resti di don Mirto, l’iniziatore dei saveriani in Sardegna. Dopo un saluto alle zelatrici saveriane Mariella Simbula e Carmela Casula, sorella di p. Ivaldo, sono rientrati a Cagliari, con i tipici doni sardi offerti ai missionari dalle due famiglie.
La preghiera al cimitero
Padre Pinuccio Ibba, accompagnato dalle due sorelle, e p. Massimo Bartoli sono stati a pregare nel cimitero di Quartu Sant’Elena, sulla tomba di p. Giovanni Picci, e poi a Sardara, sulla tomba di p. Antonio Ibba, accanto ai genitori.
Nell’isola sono sepolti anche p. Giovanni Pes, p. Piero Marchesi e Serafinangelo Muscas. Abbiamo preso l’impegno di andare a visitare le loro tombe durante il corso dell’anno.
È vero che si può pregare per i defunti in qualsiasi luogo, ma andando al cimitero c’è qualcosa in più.
Anzitutto, diamo una testimonianza pubblica della nostra fede nella sopravvivenza dell’anima e nella risurrezione futura.
Ci mettiamo, infatti, in comunione con i cari fedeli, ai quali la vita non è tolta ma trasformata. E c’è il pellegrinaggio, che ci impegna a dare un po’ del proprio tempo ai defunti, facendo comunione con loro.
Sembrano dirci: “grazie, arrivederci!”

Questa comunione è benefica sia per chi prega, sia per coloro per cui si prega. Non dimentichiamo il beneficio immediato che riceviamo dalle anime dei defunti.
Tornando a casa dal cimitero si ha l’animo consolato. È come se ci si portasse dietro una benedizione, che sembra essere la ricompensa dei defunti per il gesto e le preghiere piene d’amore, che abbiamo elevato a Dio per loro.
Dalle loro tombe, infatti, i volti dei famigliari e degli amici sembrano dirci: “Grazie, arrivederci!”.
Le tombe delle nostre zelatrici sono in ogni paese dell’isola e vorremmo andare a benedirle e recitare una preghiera per ognuna di loro, come anche per i nostri benefattori.
È per questo che ci siamo ritrovati negli Otto dies a sas Animas a Macomer e a Cagliari, per celebrare l’ottavario di preghiere per i cari defunti attorno all’altare di Dio.







