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Mercoledì 27 maggio, le comunità della zona pastorale di Gallico - Catona - Aspromonte si sono incontrate al parco della Mondialità per vivere insieme una veglia di preghiera comunitaria attorno alla “croce di Lampedusa”.

La fede serve a unire

L’iniziativa è stata voluta dall’equipe zonale di pastorale giovanile. È un gruppo di giovani referenti parrocchiali della zona pastorale che, pieni di entusiasmo e carichi di voglia di fare, a conclusione del sinodo dei giovani celebrato in diocesi, ha deciso insieme al vicario zonale, don Stefano Ripepi, di rivivere la bellezza di stare insieme.

Quale migliore occasione, allora, se non quella di ospitare la croce di Lampedusa e di farci accompagnare nella preghiera, insieme alle comunità della zona, e soprattutto ai giovani! La fede, infatti, serve a unire e il suo nutrimento è la preghiera: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì in mezzo a loro sono io”. E Gesù si è reso presente in mezzo a noi nei volti dei laici, dei sacerdoti e dei giovani che hanno animato questa piccola veglia ai piedi della croce.

Il simbolo di speranza

Questi giovani vivono sul proprio territorio attivamente e cercano ogni modo per trasmettere la gioia dell’incontro al prossimo.

Sono attenti alle necessità della propria zona di appartenenza, convinti che l’indifferenza non può perdurare e che la croce rappresenti la speranza di un cambiamento del mondo.

Dobbiamo ammettere non c’è luogo migliore del parco della Mondialità, luogo di santità e cuore pulsante della vallata, per vivere la comunione fraterna e pregare per il mondo intero. Grazie anche al coro di Santa Maria del Buon Consiglio, di Concessa, il quale ha animato la veglia con i canti.

“Portatela ovunque!”

Non possiamo dimenticare la bella testimonianza di Alessandro, giovane egiziano arrivato in Italia qualche anno fa, dopo aver affrontato il “viaggio della speranza”. Ha condiviso con noi la sua esperienza, evidenziando l’importanza della croce di Lampedusa, realizzata con i relitti delle barche che spiaggiavano sulle coste dell’isola.

Ha ricordato le parole di papa Francesco, “Portatela ovunque!”, per riaccendere in ogni cristiano quella voglia di lavorare per la pace e per l’unità, quella voglia di cambiamento, che prima deve avvenire in ognuno di noi così da poterla poi trasmettere agli altri.

I segni ai piedi della croce

I segni posti ai piedi della croce sono stati: lo zaino, simbolo del viaggio; la luce, simbolo della fede viva in ogni cristiano; il pane e una coperta, simboli dell’accoglienza verso il prossimo.

Fede, Speranza e Carità” erano le tre parole chiave che hanno accompagnato la nostra veglia: tre virtù che (a volte ce ne dimentichiamo) ci appartengono e sono doni di Dio che ci ama.

Erano presenti i laici provenienti da diverse comunità, accompagnati dai sacerdoti della zona, che ringraziamo di cuore. E un ringraziamento speciale lo rivolgiamo ai saveriani del parco, che ci hanno accolto fraternamente a braccia aperte, felici di ospitare un evento zonale bellissimo, con tanti giovani che si mettono in gioco.



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