La compassione cristiana
La comunità saveriana di Desio ha celebrato la festa di S. Francesco Saverio lunedì 4 dicembre, insieme all’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ai presbiteri della zona, alle saveriane, alle suore di Desio e ad alcuni amici. Nello stesso giorno si celebrava anche il 70° anniversario della presenza dei saveriani a Desio.
Il momento centrale della giornata è stata la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal vescovo. Nel vangelo, Gesù offre un invito preciso di fronte alla constatazione che la messe è molta e gli operai sono pochi. Il vescovo, nella sua omelia, ha portato alla compassione di Gesù, cuore della missione. San Francesco Saverio si lasciò afferrare da questa compassione. Il cuore di san Guido Maria Conforti fu infuocato dalla compassione di Cristo, che si perpetua oggi nei suoi figli. Alla fine dell’Eucaristia, l’arcivescovo ha ringraziato i saveriani per la loro presenza nella diocesi Milano, che è segno della compassione di Cristo.
Ecco una sintesi dell’omelia.
- La compassione.
Le storie e gli strazi, le ferite e le domande, le lacrime e le grida irrompono nel cuore, nella mente. Scavano con un brivido, assediano lo stomaco con un blocco, agitano il cuore. Si chiama compassione. Il dolore di una persona, di una famiglia, genera dolore. Ci sono storie che suscitano identificazione; qualcosa nella condizione dell’altro risulta tuo, ti costringe a identificarsi, almeno nel “sentire” compassione.
- La compassione impotente.
Ma il male è così grande, il problema è così complesso, i bisogni sono così infiniti che insieme con il con-patire si insinua la persuasione dell’impotenza. Chi partecipa al dolore altrui si sente schiacciato dal dolore e, in più, oppresso da un senso di colpa. Io sto bene, lui sta male e io non posso farci niente!
- La compassione repressa.
Il fratello passa accanto al fratello, ma non lo vede, non lo sente. L’altro che soffre non fa soffrire, perché non c’è un luogo di incontro. Corazzati di indifferenza, ci sono uomini e donne che accolgono l’immagine o il racconto del vicino di casa, del collega di lavoro, del parente, con la stessa imperturbabilità di quando sentono raccontare di Abele ucciso da Caino: è una storia vecchia, è una storia altrui.
- La compassione frenetica.
Mosso da compassione l’animo intraprendente, si butta per dare soccorso: inventa iniziative geniali, contagia molti, muove risorse. Con tutte le sue forze: non perde tempo, non tollera esitazioni. Bisogna fare di più. Ma l’opera intrapresa diventa più importante del volto del destinatario. I numeri prevalgono sulle persone, il bilancio è ritenuto più eloquente delle storie vissute. I risultati s’impongono e non ammettono osservazioni critiche, riserve sull’opportunità o la sensatezza degli interventi.







