La ''Casa del sole nascente''
Ero missionario a Belém, nella favela-palude denominata “Marco”, un quartiere costruito su palafitte: miseria, ragazzi sbandati, giovani senza un mestiere, violenza, alcool, droga, prostituzione… Bisognava fare qualcosa. La Cei (Conferenza episcopale italiana) e un’organizzazione tedesca mi aiutarono a costruire un bel centro professionale, da dove sono usciti elettricisti, idraulici, falegnami, sarte, cuoche. Fu davvero una grazia di Dio!
Una cosa bella e gratificante
Arrivato ad Abaetetuba, ho visto molte cose belle e interessanti. I saveriani avevano costruito un collegio intitolato a S. Francesco Saverio, considerato una vera perla nel campo dell’istruzione. Bisognava aiutare i tanti giovani a formarsi nelle varie professioni. Il nuovo vescovo, il salesiano mons. Flavio Giovenale, e l’indimenticabile amico e benefattore italiano Cesare Cusan, appoggiarono il progetto del centro professionale “Cristo Trabalhador”.
Ma bisognava fare qualcosa anche per le numerose ragazze e donne, spesso sole e abbandonate, senza un futuro. Così, con l’aiuto di amici italiani e tedeschi, abbiamo potuto aprire un nuovo centro per l’accoglienza, la protezione e la formazione professionale delle donne. L’abbiamo chiamato “Casa del Sole nascente” (Lar sol nascente).
Volevamo che tutti, ma in particolare le donne, sentissero che qualcosa di nuovo, bello e gratificante stava per sorgere.
Per affrontare la situazione
Abbiamo iniziato con semplici incontri in cui ogni donna si presentava alle altre, si faceva conoscere, esprimeva difficoltà, desideri e aspirazioni personali e quelle del suo quartiere. Le attività comprendevano tre momenti: l’incontro con Dio, tra noi e con il mondo.
L’incontro con Dio consisteva in un momento di riflessione e preghiera. L’incontro tra noi tendeva a farci conoscere, a presentare e a cercare di risolvere i problemi personali e famigliari, alla ricerca di una crescita progressiva di autostima e serenità, pur in mezzo a tante difficoltà.
L’incontro con il mondo si svolgeva con l’apprendimento di arti e mestieri, sia per venire incontro alle necessità del mercato, sia per aiutare e mantenere le famiglie delle donne, molto spesso in gravi difficoltà.
I corsi erano numerosi e vari: taglio e cucito, ricamo e arte culinaria, confezione di sandali e cappelli, collane e borsette, igiene e manicure…
La parola alle donne…
La “Casa” sta aiutando tuttora molte donne che spesso vivono in situazioni di grande povertà, violenza e sottomissione. Ecco alcuni commenti.
Maria de Nazaré, 42 anni,era molto depressa. “Non avevo voglia di fare più niente, mi sentivo distrutta. Con le terapie ricevute ho ricominciato a lavorare e a sorridere”. Per Rosa, 40 anni, la Casa ha rappresentato la sua salvezza. Insieme a tante amiche, è riuscita a superare il dolore per la perdita del figlio, assassinato barbaramente.
Gracilene, per vari anni coordinatrice della Casa, mi ha scritto: “Il nostro lavoro sta dando buoni risultati. Possiamo aiutare tanta gente; molte ragazze si sentono valorizzate e molte donne di età avanzata dicono che hanno riacquistato la gioia di vivere; la mia gioia più grande è vedere le donne sorridere di nuovo alla vita”.
Portare vita, trasmettere luce
Così, il “Lar sol nascente” lotta per valorizzare le donne, aiutandole a riconoscere il loro valore nella società, le loro qualità e potenzialità, ad avere una nuova visione del mondo, più critica e cosciente. Un mondo in cui esse siano viste come soggetti della storia.
Lo scopo, quindi, è aiutare ogni donna a portare vita e a trasmettere luce. E questa conquista noi abbiamo voluta rappresentarla nella bellezza e nella novità di un “sole nascente”.







