La casa dei saveriani in Romagna…e la Madonna di Marsiglia
Un documento parrocchiale del 25 giugno 1729 tratta della costruzione della chiesetta di santa Teresa d'Avila tra la famiglia Gamba e il parroco di San Pietro in Vincoli. Un cronachista di Ravenna parla delle feste in onore della santa Teresa nel 1784 e 1785 a San Pietro in Vincoli.
I Gamba usavano la cascina da caccia di San Pietro in Vincoli come cascinale per i contadini della tenuta, come dimostra ancora oggi la torre campanaria, il cortiletto della casa con pozzo, le otto sfere di roccia per legare le briglie dei cavalli e i nove archi interni, ora murati.
Dai Gamba ai Vignuzzi, fino ai saveriani
La cascina venatoria fu venduta dai Gamba alla famiglia Vignuzzi di Ravenna, dopo che il conte Ruggero Gamba, nel 1821, fu mandato in esilio. Nel 1931 le sorelle Vignuzzi donarono il casolare campestre con i campi circostanti ai missionari saveriani, che riadattarono il complesso caseggiato in sale e stanze per il noviziato, qui ospitato dal 1932 al 1969.
Nel 1955 fu costruita la chiesa a tre navate con colonne, dove era venerata la "Madonna Maestra" dei novizi, poi sostituita dalla statuetta della Madonna del Sacro Cuore del primo noviziato di Parma, acquistata dal nostro santo fondatore a Marsiglia nel 1921.
Padre Agostino Clementini ricordava che durante il suo noviziato nel 1944, alla "Madonna Maestra" i novizi offrirono, per gli scampati pericoli, due secchi di schegge di granate degli opposti fronti, scoppiate nel cortile e nei campi mentre i giovani erano in preghiera.
Le devozioni dei saveriani
Nell'attuale refettorio, oltre al quadro del nostro fondatore benedicente, dono della Parolin, si trova la riproduzione della Trinità di Dolores Puthod, dipinto da Matteo e Simona nel 2000. Sull'altra rampa di scale strette vi è una ceramica rettangolare della beata Vergine del rosario, incasellata nel muro.
Sul pianerottolo delle scale principali di San Pietro in Vincoli, si trova il gesso della "Madonna della speranza", portata da p. Angelo Lampis. Ritrae la Madonna seduta con il Bambino in braccio. In origine, il gesso si trovava nella casa madre di Parma, sostituito dopo la guerra con l'immagine di san Giuseppe, come voto di grazie per la protezione avuta.
Sull'arco della porta di ingresso, invece, vediamo la piccola ceramica giubilare del 1900, Gesù che risorge con lo stendardo della croce, e la scritta Cristus imperat, e quella del giubileo del 2000 con Giovanni Paolo II.
Il ‘900 e un'idea profetica sulla porta
Per ricordare l'anno giubilare del 1900 furono realizzate 19 statue del Cristo risorto su una montagna di ogni regione italiana, quante erano allora le regioni italiane e i secoli della redenzione di Cristo. La statua più famosa, perché ancora festeggiata ogni anno, credo sia quella dell'Ortobene di Nuoro. Lo stesso Giovanni Pascoli, nella poesia la "Porta santa", parlava di un vecchio pastore di un'umanità stanca e desiderosa di pace eterna: "Non ci lasciar nell'atrio / del viver nostro, avanti / la Porta chiusa, erranti / con vane parole...".
Il 1900 doveva essere l'anno santo della grazia per costruire un mondo migliore. Il teologo saveriano p. Gian Battista Mondin, che ha fatto il suo noviziato qui nel 1944, ha scritto che il giubileo del 1900 suscitò il risveglio della sensibilità cristiana in Italia e nel mondo cattolico. Purtroppo, il secolo iniziato con ogni buon proposito è stato segnato da due guerre mondiali.
Nello stesso secolo, tuttavia, si è verificato il maggiore sviluppo dell'istituto dei saveriani, che hanno realizzato il sogno del Conforti, prima in Cina e poi in altre nazioni del mondo. Chi ha incastonato la ceramica giubilare con Gesù che risorge sull'arco della porta d'ingresso del cascinale, ha avuto un'idea profetica, che ha segnato e benedetto la sua trasformazione in casa saveriana.








