La calda estate saveriana di Salerno
A Salerno, come in altre zone dell'animazione missionaria, ogni estate si organizza qualcosa. Parola di un giovane indonesiano e di un vecchio friulano. Dopo tutto l'enorme lavoro di preparazione, alla fine di giugno si parte. Quest'anno con noi c’erano Innocent e Serge, studenti di teologia a Parma. Per una settimana ci sono stati anche Gerardo da Roma, Laura delle saveriane, Marta dei laici saveriani e poi tutto un folto gruppo di animatori locali.
Com’è strutturata l'estate? Ormai da 10 anni, per circa cinque settimane, si tengono campi di lavoro e formazione nelle parrocchie con ragazzi dai 12 ai 18 anni, ogni settimana in una zona diversa (nord di Salerno, in città, a sud di Salerno, a Cava dei Tirreni). I ragazzi di tutte le parrocchie coinvolte nel campo partecipano per 5 giorni alle attività in luoghi diversi. Si tratta di 30-40 tra ragazzi e ragazze che ogni giorno si trovano in una parrocchia dalle 9 del mattino alle 9 di sera, poi tutti a casa.
Il tema di quest'anno era quello del sinodo: “Venite e vedrete”. Ogni partecipante aveva a disposizione uno zainetto con la maglietta del campo, un quaderno, una biro e 5 euro. Ogni giorno, insieme, si partecipava alla preghiera, alla formazione, alla raccolta di vestiario usato e al pranzo. E qui il pranzo ci dice ancora qualcosa, perché ognuno portava un panino che veniva messo in panieri e poi condiviso. Il tempo libero era costituito da giochi, laboratori e ancora preghiera (un giorno lectio, un giorno adorazione, un giorno confessione, un giorno Messa). Si terminava con la cena insieme, preparata dalla parrocchia dove avevamo vissuto la giornata, e una piccola serata d’animazione sempre curata dalla parrocchia.
Abbiamo toccato tutti i punti indispensabili per vivere in questo mondo disastrato: la condivisione, il dialogo, il crescere, il riflettere, il Regno, la missione, gli altri. Tutto è stato fatto sempre insieme, con la guida di noi saveriani. È stata un’esperienza arricchente. A Salerno, spesso si sente la gente, i giovani, i ragazzi, parlare con entusiasmo di questa esperienza e di tante altre scoperte nell'ambito della famiglia saveriana: mostra, festa dei popoli, accoglienza dei senza fissa dimora, incontri, ritrovi per riflettere sul proprio essere missionari, migranti... Tutti questo riconoscimento ci riempie il cuore di gioia ed è il carburante per continuare a lavorare, a volte senza respiro, come faceva Gesù per le vie della Palestina.







