L’uomo non è fatto per stare solo
Scegliere il corso “Scienze infermieristiche” non è stata una decisione ponderata, magari sulla base di uno stipendio futuro o di una linea familiare da seguire. Inizialmente, desideravo intraprendere gli studi di medicina. Sin da piccola, poter fare del proprio lavoro qualcosa di gratificante mi ha sempre spronato a migliorarmi, a pormi quesiti a cui volevo dare, prima o poi, una risposta.
Le mie principali linee guida erano la fede e la scienza. Per questo, il futuro in medicina era l’unica strada giusta per me. Dopo vari tentativi, mi trovai a parlare con un’amica di infermieristica sul suo percorso di studi. Ogni volta, notavo una luce nei suoi occhi. Mi raccontava della varietà di persone che incontrava e del legame diverso che stringeva con ognuno di loro. Sentivo che volevo conoscere anch’io quel mondo. Ero curiosa di vedere come le maschere, indossate come scudo davanti agli altri nella vita di tutti i giorni, sono abbattute quando ci ritroviamo soli con noi stessi a combattere per la vita, o più semplicemente per noi. Forse, è stato scoprire quanto siamo fragili a lasciarmi dentro il desiderio di voler conoscere quell’ambiente...
Quando mia nonna ha avuto problemi di salute, qualcosa in me è cambiato. Capivo che mi rendeva felice anche solo tenerle la mano o darle da mangiare, avere più contatto con lei. Mi resi conto che stavo conoscendo mia nonna in tutta la sua totalità: paure, dolore, sofferenza, ricordi. Dall’altra parte, aumentava in me la voglia di conoscere la malattia in tutte le sue sfumature, come riusciva a cambiare le persone che colpiva e come loro si lasciavano intrappolare. La mia vocazione mi portava verso un lavoro che mi permettesse di rispondere a tutti i miei interrogativi e di realizzare il mio sogno: essere utile.
Notavo con mia nonna come la vecchiaia faccia diventare molto più fragili e indifesi; davanti allo scorrere del tempo siamo impotenti e, soprattutto nella vecchiaia, non dobbiamo essere lasciati soli. Io volevo diventare infermiera anche per tutti quelli che, nella vecchiaia, si trovano nella solitudine. L’uomo non è fatto per stare da solo. È sempre in ricerca di legami, interazioni, relazioni e conosce sé stesso anche attraverso gli altri. L’infermiere può aiutare a mantenere acceso quel desiderio di conoscere e lasciarsi conoscere.
L’esperienza del dolore, dovuto alla scomparsa della nonna, mi ha portato a tanti ripensamenti. Temevo di dover affrontare tutto ciò in una dimensione quotidiana come il lavoro. Ma ha prevalso la voglia di scoprire il mondo dell’infermieristica e di fare in modo che l’esperienza con mia nonna, anche se dolorosa, fosse comunque utile per gli altri.







